Cari politici, avete sprecato un’altra campagna elettorale

calcio

Sarà che la sfiducia verso la politica colpisce ormai la maggioranza degli italiani. Sarà che il risultato delle prossime elezioni è prevedibile (non vincerà nessuno e ci saranno estenuanti trattative guidate dalla volontà del presidente Mattarella di non tornare al voto in tempi brevi). Sarà che la nuova legge elettorale ha anestetizzato pure le ambizioni dei partiti, condannati all’ingovernabilità (soltanto un genio del male poteva costruire una norma che assegna la maggior parte dei seggi in maniera proporzionale in un contesto in cui ci sono tre poli più o meno con gli stessi voti).

Sarà per tante ragioni differenti, fatto sta che la campagna elettorale che sta per concludersi è stata un’altra occasione sprecata. E’ l’ennesima dimostrazione che il nostro Paese è ripiegato su se stesso. Lo sono i partiti, che non riescono più a dialogare con i cittadini, e lo è, più in generale, il dibattito pubblico.

In queste settimane i leader politici e i candidati al Parlamento hanno parlato di fascismo, di antifascismo, comunismo, di manifestazioni eversive. Si sono vicendevolmente accusati di soffiare sul fuoco della contrapposizione, anche violenta. Un confronto inutile e anacronistico. Avrebbero potuto discutere, piuttosto, di come si fa ad evitare che l’automazione e le ultime tecnologie continuino a divorare posti di lavoro e mestieri, a stabilire un piano per valorizzare la cultura che dovrebbe essere la prima risorsa dell’Italia, a far sì che gli undici milioni di italiani che hanno smesso di curarsi perché non hanno soldi possano invece tornare a vivere un’esistenza dignitosa. Avrebbero potuto discutere sulle ore di lavoro (lo stanno facendo da anni nei paesi più avanzati di Europa), su come incrementare la natalità e aiutare concretamente le famiglie, avrebbero potuto  confrontarsi (anche litigare) su come deve essere un’Europa dei popoli (e non solo dei mercati) e su come si costruisce una democrazia globale.

Invece partiti e candidati hanno preferito azzannarsi sui soliti temi che non servono al Paese e deprimono i cittadini. Su argomenti che alimentano quella casta che da decenni è incapace di dare risposte e imprigionano il Paese in un passato che non passa mai.

Annunci
Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Superstipendio e posto sicuro, dopo 16 anni arriva il concorsone a Montecitorio

image

Dopo sedici anni di assunzioni bloccate arriva il concorsone a Montecitorio. L’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati approverà questa mattina («casualmente» in piena campagna elettorale) i bandi pubblici per trovare nuovi consiglieri parlamentari e documentaristi. Due categorie molto ambite, per cui attualmente sono previsti compensi che oscillano, dopo vent’anni di lavoro, tra i 150 mila e i 230 mila euro (anche se per i nuovi assunti è prevista una riduzione del 20 per cento).

L’Amministrazione ha compiuto un’attività di ricognizione dei fabbisogni organici, necessaria per procedere al reclutamento del nuovo personale e ha sottoposto il documento ai sindacati. E proprio i sindacati hanno ritenuto sovrastimato il fabbisogno, considerandolo «abnorme e sovradimensionato». Troppe assunzioni, insomma.

Nel documento preparato dalle organizzazioni dei lavoratori si ribadisce la necessità di nuovo personale. Si spiega, infatti, che a causa del blocco dei concorsi e dell’andamento dei pensionamenti «il numero dei dipendenti in servizio è drasticamente diminuito nel corso del decennio appena trascorso, passando dalle 1.839 unità presenti alla data del 31 dicembre 2007 alle 1.126 unità in servizio alla data del 1° gennaio 2018». Eppure si precisa anche che la quantificazione del fabbisogno è eccessiva. Lo confermano alcuni fattori, tra i quali «l’elevato rapporto consiglieri/dipendenti che passerebbe da 1 consigliere di professione generale ogni 13 dipendenti del 2007 ad 1 consigliere ogni 8 dipendenti alla luce del fabbisogno minimo e massimo ipotizzato. Una quantificazione – precisano i sindacati – che risulta per di più eccessiva, in quanto in contraddizione con lo svolgimento di funzioni manageriali e gestionali, a cui fa riferimento lo stesso documento amministrativo». Non solo. Anche il piano per il personale già previsto dal Senato mostra come le posizioni immaginate da Montecitorio siano troppe. «Il numero dei consiglieri definito nella pianta organica del Senato è pari a 125 unità: in regime di bicameralismo perfetto in cui ciascun ramo del Parlamento è chiamato a svolgere le medesime funzioni e i medesimi compiti appare sintomo di inefficienza e diseconomia organizzativa della Camera la fissazione di un fabbisogno minimo e massimo superiore rispettivamente del 36% e del 52%». Insomma, sarebbe meglio seguire il modello applicato da Palazzo Madama. I sindacati infine, pur dando una valutazione positiva del piano di assunzioni, precisano altre due criticità: «l’assenza di un progetto di aggiornamento del ruolo e delle funzioni dei dipendenti della Camera e l’eccessivo e deleterio peso che viene dato allo strumento delle esternalizzazioni».

Il concorso, che dovrebbe cominciare tra maggio e giugno, prevederà una prova di cultura generale, poi altre prove scritte e una orale. Nei prossimi giorni sarà definita la procedura nello specifico.

Non mancano le proteste:  «Sui concorsi in Parlamento si era deciso di seguire il metodo del ruolo unico per Camera e Senato, ma l’Ufficio di presidenza di Montecitorio domani potrebbe aprire i bandi, prima che il regolamento comune per i concorsi venga approvato anche al Senato, e pubblicato in Gazzetta ufficiale. E soprattutto, a Parlamento sciolto. Trovo sconcertante questo modo di agire» ha detto ieri <WC1>la senatrice del M5S Laura Bottici, questore del Senato. «Solo dopo questo passaggio – ha aggiunto – si potrà fare un’attenta ricognizione delle figure professionali di cui si ha bisogno». Eppure, conclude la Bottici, «la Camera fa finta di niente e viaggia da sola. Il dubbio che sorge è che il Pd e Liberi e Uguali utilizzino questa delibera per fare propaganda politica in campagna elettorale».

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Pirozzi, Gasparri e il bivio del centrodestra per il Lazio

pirozzi2

 

Saranno i sondaggi (tanto per cambiare) a decidere quale sarà il candidato del centrodestra alle Regionali del Lazio. Il tempo stringe, visto che si voterà il 4 marzo. Silvio Berlusconi sta valutando una serie di ricerche e poi riunirà Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

In pole position c’è sempre il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, che in queste settimane ha realizzato un piccolo capolavoro politico. Consapevole di poter contare su un discreto patrimonio di popolarità ha avanzato la sua candidatura prima degli altri e ha lasciato il suo partito, Fratelli d’Italia, per evitare di mettere in difficoltà i dirigenti di fronte alla prevedibile richiesta di fare un passo indietro.

Non solo. Ha spiegato più volte che non ha intensione di accettare “premi di consolazione”, cioè un collegio sicuro per la Camera o per il Senato. Pochi credevano che facesse sul serio, visto che i partiti sono abituati a far quadrare i conti a suon di poltrone. Ma lui ha deciso per un’altra strategia: occupare uno spazio politico e non indietreggiare. Del resto in politica il vuoto non esiste.

Insomma, Pirozzi ha scommesso sul fatto che un centrodestra senza un candidato forte e naturale alla fine potrebbe chiudere proprio sulla sua candidatura. Unica eccezione poteva essere Giorgia Meloni che, tuttavia, ha chiarito di non voler correre come governatore. A quel punto al sindaco di Amatrice è bastato soltanto attendere e ribadire (un centinaio di volte) che non si ritirerà. Ora però, se riuscisse a spuntarla, deve costruire una squadra forte e credibile. Sul terreno politico e su quello della comunicazione (che ormai è il 70% della politica).

Il partito del Cavaliere è rimasto scottato. Questione di equilibri nella coalizione. Era tutto pianificato: la Sicilia a Fratelli d’Italia con Musumeci, la Lombardia alla Lega con Fontana e il Lazio, appunto, a Forza Italia. Ma con chi? E qui arrivano i problemi. Il nome più tilevante è uscito dal cilindro di Berlusconi: Maurizio Gasparri. Ma la determinazione di Pirozzi a non lasciare il campo libero ai partiti renderà molto complicata (se non impossibile) qualsiasi mediazione. Non è ancora detto, ovviamente, ma il sindaco di Amatrice è favorito. Anche perché, pur avendo molte perplessità, Forza Italia non ha tante alternative. Si trova di fronte a un bivio: provare a vincere con Pirozzi o perdere di sicuro con due candidati. Non proprio una bella prospettiva per chi pensa (e tra gli azzurri ce ne sono tanti) che il sindaco di Amatrice non sarebbe un buon presidente della Regione Lazio. La battuta che gira da settimane nei corridoi del centrodestra è: «Pirozzi è un’altra Polverini». Cioè un politico indipendente, insofferente, che vorrebbe decidere tutto da solo, che non scenderebbe a patti con i partiti (anche se ha aperto al ticket con un esponente di partito).

E pensare che quando uscì il nome del sindaco di Amatrice («Il Tempo» è stato il primo ad anticiparlo) era sostenuto proprio da alcuni parlamentari di Forza Italia. Ma, si sa, in politica tutto cambia rapidamente.

Se l’ipotesi Gasparri resta in campo, riscuote un certo successo anche il capogruppo di Fdi alla Camera, Fabio Rampelli. Esce invece di scena l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso: «Fra le migliaia di “fake news” che mi hanno riguardato in questi 8 anni quella che mi riferiscono oggi è fra le più ridicole e, permettetemi, offensive! Fra l’altro proprio oggi è stato firmato il protocollo per avviare il 118 in Sierra Leone, progetto al quale lavoro da 2 anni, chi vuole incontrarmi è bene che acquisti un “ticket” per quella destinazione!». Chiarissimo: non ha alcuna intenzione di candidarsi, men che meno come numero 2 di Pirozzi. Avanti il prossimo.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Orietta Berti vota Di Maio. Il Pd presenta un esposto all’Agcom: “Viola la par condicio”.

berti1

Orietta Berti ha detto che voterà Luigi Di Maio e il M5S. Il deputato del Pd Sergio Boccadutri ha presentato un esposto all’Agcom perché ritiene che in questo modo la cantante e la trasmissione radiofonica che la ospitava (la fantastica “Un giorno da pecora”) abbiano violato la legge sulla par condicio. Tempo fa lo stesso Boccadutri scrisse l’emendamento per fare in modo che i partiti potessero incassare i soldi dei rimborsi elettorali senza far verificare i loro bilanci (come prevedeva un’altra norma approvata dal Parlamento e mai attuata). Tutto torna.

Pubblicato in Persone | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

LA SORPRESA DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE MATTARILLO

Camera dei Deputati - Consultazioni del Presidente del Consiglio

 

Il messaggio di fine anno dal Quirinale del presidente Sergio Mattarella è durato una decina di minuti. Quello di Beppe Grillo da casa sua poco di più. Potrà sembrare sorprendente ma nonostante le differenze prevedibili (a cominciare dall’umorismo) i passaggi principali dei due discorsi sono stati molto simili. Innanzitutto l’innovazione. Entrambi hanno ribadito la necessità di guidare le ultime tecnologie per evitare che l’automazione peggiori la qualità della vita delle persone.

Ebbene sì, il presidente Mattarillo (un po’ Mattarella un po’ Grillo) ha lanciato un appello ai partiti a immaginare il futuro, ad avere una visione. Bisogna “governare” le tecnologie ha scandito il Capo dello Stato. Non possiamo continuare a vivere “nella trappola di una sorta di eterno presente, bisogna guardare al futuro, anche se può evocare incertezze, ma i cambiamenti vanno governati per evitare che si creino diseguaglianze”. Insomma, dobbiamo confrontarci con “la velocità delle innovazioni” che è “incalzante” e “ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere”.

Ha continuato, quasi in un’ideale staffetta, il comico genovese: “Bisogna fare una progettualità per il futuro che non fa nessuno. Qui sono tutti Pezzaioli: mettono pezze da una parte e dall’altra ma manca la visione dei prossimi 30/40 anni per i nostri figli e i nostri nipoti”. Grillo ha rilanciato la necessità di studiare le smart city e le altre possibilità offerte dall’innovazione, anche per evitare che “un robot” finisca per togliere “sei posti di lavoro”. Tutti e due si sono poi concentrati sui giovani e sul lavoro (il fondatore del M5S anche sulla necessità di avere un reddito). Infine hanno rivolto la richiesta ai partiti di occuparsi di questi temi, di guardare oltre la propaganda e, soprattutto, di non perdere di vista la realtà. Un augurio che, se realizzato dai nostri sgangherati politici, potrebbe suscitare, con decenni di ritardo, una vera, e positiva, rivoluzione anche in Italia.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Pd in banca. Come sarà la campagna elettorale con la Boschi candidata?

boschi1

 

Trovo più grave la gestione del caso Boschi da parte del Pd che il fatto in sé. Certo la sottosegretaria avrebbe dovuto occuparsi di tutte le banche tranne che di Etruria, dove il padre era vicepresidente. Almeno per evitare di ricadere in quel conflitto di interessi tanto sbandierato dal Pd (giustamente) contro Silvio Berlusconi. Ma questo è stato l’errore principale, a cui ne sono seguiti altri forse più sconcertanti.

Secondo errore: l’email dell’amico di sempre di Renzi, Marco Carrai, per sollecitare una risposta al numero uno di Unicredit Ghizzoni sull’eventuale acquisizione di Banca Etruria.

Terzo errore: quando doveva parlare, la Boschi non ha detto niente. Doveva invece essere trasparente: dire pubblicamente che si stava occupando di Etruria (ma anche delle altre banche) per curare gli interessi dei suoi e degli altri elettori e risparmiatori.

Quarto errore: l’ex ministro non doveva rientrare nel governo Gentiloni. E’ stata una forzatura. Inserirlo come sottosegretario a Palazzo Chigi è stata una scelta azzardata.

Quinto errore: le giustificazioni della Boschi. Ha sostenuto che la stanno attaccando in quanto donna o per oscurare i risultati raggiunti dall’esecutivo. Quando si dice la toppa peggiore del buco.

Sesto errore: i politici (in questo caso la Boschi) dovrebbero essere più prudenti. Maria Elena sosteneva che l’allora ministra Cancellieri, chiamata dalla moglie di Ligresti, sua amica, per occuparsi della figlia finita in carcere, dovesse dimettersi per opportunità politica, perché aveva dato l’immagine, attaccava allora la Boschi, che in Italia per risolvere i problemi esistono ancora corsie preferenziali. Un autentico boomerang.

Insomma, al di là del fatto in sé, la Boschi, Renzi e il governo hanno avuto una pessima gestione (sul piano della comunicazione e della politica) della vicenda.

A questo punto la Boschi potrebbe almeno evitare il settimo errore: ricandidarsi. Sarebbe una campagna elettorale tutta incentrata su di lei e sul rapporto tra le banche e il Pd. Un favore enorme al centrodestra e al MoVimento 5 Stelle che, approfittando del crollo dei Democratici, potrebbero tentare di conquistare la maggioranza e, dunque, il governo del Paese.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Niente tagli ai vitalizi, smascherato l’ultimo bluff del Pd

image

Ora si può dire. Il taglio dei vitalizi proposto dal Pd era soltanto un bluff. Due giorni fa, infatti, la maggioranza ha deciso di cancellare l’emendamento alla manovra economica che prevedeva il ricalcolo degli assegni e, dunque, una riduzione del 45 per cento. Eppure il renziano Richetti aveva presentato un testo che era stato approvato alla Camera. Ma non ha superato la prova di Palazzo Madama, dove i Democratici si sono spaccati.

È fallito anche l’ultimo tentativo, quello di inserire la norma nella manovra. Ufficialmente la motivazione che ha portato a ritirare il provvedimento è stata la previsione dell’incostituzionalità del testo (tanti parlamentari hanno sostenuto che non sia possibile rivedere i “diritti acquisiti”). Dal canto suo il Pd prova a scaricare la responsabilità e sprona il presidente del Senato Grasso ad approvare una modifica al regolamento che prescriva proprio la riduzione dei vitalizi. Una mossa dettata dal tentativo di mettere in fuorigioco il nuovo leader di “Liberi e Uguali”, la formazione di sinistra che raccoglie anche tanti esponenti che hanno abbandonato il Pd in polemica con Matteo Renzi.

A questo punto è lecito chiedersi perché il regolamento non sia stato cambiato prima visto che sarebbe stato molto più semplice arrivare al traguardo. Il sospetto è che nell’interminabile gioco dello scaricabarile, alla fine gli assegni non si toccheranno proprio. Sono 2.600 gli ex parlamentari che ne hanno diritto. Ci costano quasi 200 milioni all’anno. A cui vanno aggiunti altri 3.500 ex consiglieri regionali. Peraltro, visto che la legge consente pure di cumularli, ci sono politici che ne hanno due o, addirittura, tre. Resteranno. Tanto se bisogna risparmiare alzeranno l’età della pensione per tutti gli altri italiani.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento