Cari politici, avete sprecato un’altra campagna elettorale

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Sarà che la sfiducia verso la politica colpisce ormai la maggioranza degli italiani. Sarà che il risultato delle prossime elezioni è prevedibile (non vincerà nessuno e ci saranno estenuanti trattative guidate dalla volontà del presidente Mattarella di non tornare al voto in tempi brevi). Sarà che la nuova legge elettorale ha anestetizzato pure le ambizioni dei partiti, condannati all’ingovernabilità (soltanto un genio del male poteva costruire una norma che assegna la maggior parte dei seggi in maniera proporzionale in un contesto in cui ci sono tre poli più o meno con gli stessi voti).

Sarà per tante ragioni differenti, fatto sta che la campagna elettorale che sta per concludersi è stata un’altra occasione sprecata. E’ l’ennesima dimostrazione che il nostro Paese è ripiegato su se stesso. Lo sono i partiti, che non riescono più a dialogare con i cittadini, e lo è, più in generale, il dibattito pubblico.

In queste settimane i leader politici e i candidati al Parlamento hanno parlato di fascismo, di antifascismo, comunismo, di manifestazioni eversive. Si sono vicendevolmente accusati di soffiare sul fuoco della contrapposizione, anche violenta. Un confronto inutile e anacronistico. Avrebbero potuto discutere, piuttosto, di come si fa ad evitare che l’automazione e le ultime tecnologie continuino a divorare posti di lavoro e mestieri, a stabilire un piano per valorizzare la cultura che dovrebbe essere la prima risorsa dell’Italia, a far sì che gli undici milioni di italiani che hanno smesso di curarsi perché non hanno soldi possano invece tornare a vivere un’esistenza dignitosa. Avrebbero potuto discutere sulle ore di lavoro (lo stanno facendo da anni nei paesi più avanzati di Europa), su come incrementare la natalità e aiutare concretamente le famiglie, avrebbero potuto  confrontarsi (anche litigare) su come deve essere un’Europa dei popoli (e non solo dei mercati) e su come si costruisce una democrazia globale.

Invece partiti e candidati hanno preferito azzannarsi sui soliti temi che non servono al Paese e deprimono i cittadini. Su argomenti che alimentano quella casta che da decenni è incapace di dare risposte e imprigionano il Paese in un passato che non passa mai.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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