Superstipendio e posto sicuro, dopo 16 anni arriva il concorsone a Montecitorio

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Dopo sedici anni di assunzioni bloccate arriva il concorsone a Montecitorio. L’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati approverà questa mattina («casualmente» in piena campagna elettorale) i bandi pubblici per trovare nuovi consiglieri parlamentari e documentaristi. Due categorie molto ambite, per cui attualmente sono previsti compensi che oscillano, dopo vent’anni di lavoro, tra i 150 mila e i 230 mila euro (anche se per i nuovi assunti è prevista una riduzione del 20 per cento).

L’Amministrazione ha compiuto un’attività di ricognizione dei fabbisogni organici, necessaria per procedere al reclutamento del nuovo personale e ha sottoposto il documento ai sindacati. E proprio i sindacati hanno ritenuto sovrastimato il fabbisogno, considerandolo «abnorme e sovradimensionato». Troppe assunzioni, insomma.

Nel documento preparato dalle organizzazioni dei lavoratori si ribadisce la necessità di nuovo personale. Si spiega, infatti, che a causa del blocco dei concorsi e dell’andamento dei pensionamenti «il numero dei dipendenti in servizio è drasticamente diminuito nel corso del decennio appena trascorso, passando dalle 1.839 unità presenti alla data del 31 dicembre 2007 alle 1.126 unità in servizio alla data del 1° gennaio 2018». Eppure si precisa anche che la quantificazione del fabbisogno è eccessiva. Lo confermano alcuni fattori, tra i quali «l’elevato rapporto consiglieri/dipendenti che passerebbe da 1 consigliere di professione generale ogni 13 dipendenti del 2007 ad 1 consigliere ogni 8 dipendenti alla luce del fabbisogno minimo e massimo ipotizzato. Una quantificazione – precisano i sindacati – che risulta per di più eccessiva, in quanto in contraddizione con lo svolgimento di funzioni manageriali e gestionali, a cui fa riferimento lo stesso documento amministrativo». Non solo. Anche il piano per il personale già previsto dal Senato mostra come le posizioni immaginate da Montecitorio siano troppe. «Il numero dei consiglieri definito nella pianta organica del Senato è pari a 125 unità: in regime di bicameralismo perfetto in cui ciascun ramo del Parlamento è chiamato a svolgere le medesime funzioni e i medesimi compiti appare sintomo di inefficienza e diseconomia organizzativa della Camera la fissazione di un fabbisogno minimo e massimo superiore rispettivamente del 36% e del 52%». Insomma, sarebbe meglio seguire il modello applicato da Palazzo Madama. I sindacati infine, pur dando una valutazione positiva del piano di assunzioni, precisano altre due criticità: «l’assenza di un progetto di aggiornamento del ruolo e delle funzioni dei dipendenti della Camera e l’eccessivo e deleterio peso che viene dato allo strumento delle esternalizzazioni».

Il concorso, che dovrebbe cominciare tra maggio e giugno, prevederà una prova di cultura generale, poi altre prove scritte e una orale. Nei prossimi giorni sarà definita la procedura nello specifico.

Non mancano le proteste:  «Sui concorsi in Parlamento si era deciso di seguire il metodo del ruolo unico per Camera e Senato, ma l’Ufficio di presidenza di Montecitorio domani potrebbe aprire i bandi, prima che il regolamento comune per i concorsi venga approvato anche al Senato, e pubblicato in Gazzetta ufficiale. E soprattutto, a Parlamento sciolto. Trovo sconcertante questo modo di agire» ha detto ieri <WC1>la senatrice del M5S Laura Bottici, questore del Senato. «Solo dopo questo passaggio – ha aggiunto – si potrà fare un’attenta ricognizione delle figure professionali di cui si ha bisogno». Eppure, conclude la Bottici, «la Camera fa finta di niente e viaggia da sola. Il dubbio che sorge è che il Pd e Liberi e Uguali utilizzino questa delibera per fare propaganda politica in campagna elettorale».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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