Foto glamour e autogol, ecco perché la Boschi social non funziona

Boschi

Eppure Maria Elena Boschi avrebbe i numeri per imporsi nel poco entusiasmante contesto politico italiano. Ma qualcosa non funziona. I quaranta giorni di digiuno sui social, seguiti alla batosta del referendum del 4 dicembre scorso e alla bufera su Banca Etruria, non sono serviti e il nuovo corso aperto dalla sottosegretaria poche settimane fa non dà i risultati sperati.

L’ultimo autogol (è proprio il caso di usare la metafora calcistica) è arrivato ieri con un tweet: “Norvegia: sancita parità salariale tra calciatori e calciatrici. Domani con @LottiLuca daremo vita a tavolo di lavoro su questi temi. #avanti”. Anche un politologo gentiluomo come Pasquino non ha potuto fare a meno di cinguettare: “A ognuno le sue priorità”. Figurarsi se in un paese come il nostro, con la rivolta per la soglia 67 per la pensione, la disoccupazione giovanile alle stelle, le aziende che chiudono, possa diventare un tema politico l’adeguamento degli stipendi tra giocatori e giocatrici.

Ma la Boschi sbaglia anche le immagini. Come le fotografie patinate sul bus, in palestra, sola in ufficio, ma anche in compagnia dei militanti, pubblicate su instagram, che hanno il carattere di un book, in cui domina la grazia della renziana ma sparisce la normalità.

La società di comunicazione che la segue (che ha curato le brillanti campagne elettorali di Vendola e del Pd alle Europee) non ha un compito facile, intendiamoci. Ma, almeno per ora, la Boschi è una Ferrari che va come una Cinquecento. Ingolfata. Il fine della comunicazione della sottosegretaria dovrebbe essere quello di contrastare due narrazioni: quella del fallimento politico, seguito al suo impegno sulle riforme che ha avuto un esito negativo, acuito dal suo rientro al governo, e quella che la descrive come simbolo dell’establishment, più intenta a curare gli interessi di presunti poteri forti che dei cittadini.

Per questo immagini e pensieri della Boschi dovrebbero andare esattamente nel senso opposto di come vanno: basta con le foto da rotocalco o le espressioni ispirate. Belle ma controproducenti. Meglio la vita di tutti i giorni, il contatto con le persone, un approccio dal basso.

Anni fa l’ingegner Reed, capo del dipartimento Social dell’allora presidente Obama, rispose molto semplicemente a chi gli chiese quale fosse la App del suo successo: People. Non si può prescindere dalle persone nell’epoca della Social Politics e del marketing della condivisione (non è un caso che Renzi si rivenda continuamente proprio frasi e ragionamenti di Barack Obama, a partire da quell’ardore della speranza che ha trasformato il presidente Usa in un’icona). Agenda e immagini dovrebbero essere le parole d’ordine di Maria Elena, che può ancora invertire la rotta.

La prima mossa: uscire dall’esercito dei renziani (quelli schierati in trincea a difendere in tutto e per tutto il capo, che fanno concorrenza all’Emilio Fede dei tempi dorati del Cavaliere e che più che conquistare voti li fanno perdere, come Andrea Romano, Alessia Rotta, Alessia Morani). La Boschi può permettersi di guardare al di là. Può gettarsi tra le persone (ma non solo alle feste dell’unità) e imporre il suo modo di essere e fare politica. Da questo connubio potrebbe scaturire la scintilla. Non è facile. Aveva ragione Lucio Dalla: “L’impresa eccezionale è essere normali”. Soprattutto per un politico.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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