Meno tasse per tutti. Ma non per gli italiani

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Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori. Ma, soprattutto, un popolo di tartassati. Non ci volevano particolari approfondimenti tecnici per rendersene conto ma stavolta anche i magistrati contabili hanno lanciato l’allarme: metà dello stipendio dei lavoratori italiani se ne va per imposte e contributi. Con il risultato che i dipendenti devono accontentarsi di una busta paga «sgonfiata» e le aziende sostenere spese esagerate. In un diabolico rapporto che, dice la Corte dei conti, «eccede di ben 10 punti l’onere che si registra mediamente nel resto d’Europa». Ma c’è ancora qualcosa di peggio. Non siamo solo tartassati ma pure sbeffeggiati da tanti politici che assicurano (da decenni) che taglieranno le tasse. Mostrano grafici, ipotizzano aliquote più basse, si dilungano sulla strategia «per mettere più soldi nelle tasche degli italiani». Ma le cose non cambiano. Basterebbe un po’ di buonsenso: se non riuscite ad abbassare le tasse (né a farle pagare a tutti) almeno evitate di prenderci in giro.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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