Il ballo del massone

Il braccio di ferro tra la massoneria e la commissione Antimafia è finito con la guardia di finanza nelle sedi di quattro logge. Gli agenti hanno sequestrato pochi giorni fa gli elenchi degli iscritti in Calabria e Sicilia dal 1990 del Grande Oriente d’Italia, della Gran Loggia Regolare d’Italia, della Serenissima Gran Loggia d’Italia e della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. La presidente della Commissione, Rosi Bindi, aveva chiesto ai gran maestri di consegnare gli elenchi ma loro, pur essendo più volte andati in Commissione, si erano opposti «per evitare di violare la legge sulla privacy». Ma non c’è stato niente da fare. La Commissione indaga da tempo su presunti rapporti tra iscritti alla massoneria e mafiosi. Una delle questioni di cui si sta occupando l’organismo guidato dalla Bindi è come sia possibile che a Castelvetrano, paese dove è nato e cresciuto Matteo Messina Denaro, ci sia un numero molto alto di logge massoniche (una soltanto del Goi che peraltro ha già consegnato i propri elenchi alle forze dell’ordine). In Sicilia attualmene gli iscritti al Grande Oriente d’Italia sono 2.208 mentre in Calabria 2.635. In tutta Italia 23 mila, divisi in 850 logge. Segue la Gran Loggia d’Italia, con quasi 9 mila aderenti. Le altre due ne hanno circa tremila.

È amareggiato Stefano Bisi, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia. Soltanto pochi giorni fa è stato impegnato a Norcia. Ha portato al Comune il progetto, finanziato proprio dalla loggia, per rifare l’illuminazione dell’impianto sportivo della città terremotata. Ieri è rimasto molto stupito di trovarsi di fronte i finanzieri alla ricerca degli elenchi degli iscritti calabresi e siciliani. «Ricordo che appena la presidente Bindi ha detto che avrebbe sentito i gran maestri io mi sono messo a disposizione. Era luglio, sono stato convocato ad agosto. Non mi aspettavo il sequestro degli elenchi».
Gran Maestro Bisi, crede che il sequestro servirà a fare chiarezza? «Non ha senso e non era mai avvenuto se non nel 1992 quando un magistrato dispose il sequestro e poi la vicenda finì in un’archiviazione. Mi sembra che si voglia criminalizzare un’associazione di persone».
Che effetto le ha fatto trovarsi di fronte i finanzieri? «Non abbiamo avuto problemi, i tredici finanzieri mandati qui hanno eseguito un ordine. Dispiace invece che ci siano ancora membri della commissione che sostengono di essere stati costretti al sequestro perché noi non avremmo collaborato. Ma sono stati chiesti gli elenchi degli iscritti a quei partiti in cui ci sono stati esponenti finiti in inchieste giudiziarie? Non mi risulta».
Teme che i nomi diventeranno pubblici? «La presidente Bindi ci ha chiesto il livello di segretezza degli elenchi. Per noi è assoluto: per il rispetto di tanti fratelli che per colpa di una decisione che non ha precedenti possono essere perseguitati sui loro posti di lavoro. Ma questa è anche una battaglia per tutti i cittadini e per far riconoscere un diritto sancito dalla Costituzione. In ogni caso se gli elenchi dovessero diventare pubblici se ne assumerebbe la responsabilità la commissione».
Qualche iscritto l’ha chiamata allarmato? «No. Ma i fratelli sono arrabbiati perché ritengono che la commissione abbia realizzato un sopruso ai loro danni».
Pensa che gli elenchi siano stati sequestrati anche per ottenere visibilità politica? «Voglio sperare che in questo paese non si arrivi a tanto, a usare la massoneria per fare propaganda».
È stupito ma sereno il gran maestro Antonio Binni, alla guida della Gran Loggia d’Italia da tre anni e mezzo. Scandisce le parole e non si scompone. Ribadisce, però, che gli elenchi non devono diventare pubblici.
Gran maestro Binni, immaginava che la commissione Antimafia avrebbe sequestrato i vostri elenchi? «No. Di fronte alle richieste della commissione di fornire i nomi degli iscritti ho sempre replicato che non avrei violato la legge sulla privacy».
Ma la commissione ha deciso di sequestrarli… «Ne prendo atto e sto ottemperando all’ordine di consegna con spirito collaborativo».
Teme che quei nomi possano diventare pubblici? «Mi auguro che ci sia il rispetto della segretezza».
Se lo augura, ma crede che ci sarà? «Ci credo».
Ha ricevuto telefonate da parte di iscritti alla Gran Loggia d’Italia preoccupati per la situazione? «No, non ancora, del resto la decisione della commissione Antimafia è stata appena presa. Ma siamo molto sereni, non abbiamo timori».
Ma lei ha mai avuto sentore di problemi nelle logge massoniche in Calabria o Sicilia? «No e l’ho detto anche alla presidente Bindi quando sono stato ascoltato in commissione».
Se ci fossero stati problemi cosa avrebbe fatto? «Ovviamente sarei intervenuto con tempestività, avrei sospeso la loggia eventualmente coinvolta e tutti i suoi componenti».
Cosa le dà più dispiacere in questa vicenda? «Trovo che azioni di questo genere feriscano il principio della libertà di associazione. Vorrei che fosse chiara la differenza tra il singolo associato e l’associazione. Il primo può violare il vincolo associativo ma è soltanto lui il responsabile».
Insomma dice di non scaricare le eventuali colpe di qualche iscritto alla massoneria su tutta l’organizzazione… «Esatto. Sarebbe come se considerassimo colpevole l’intera Chiesa di fronte al comportamento di alcuni preti pedofili. Invece distinguiamo le due cose e continuiamo a rispettare la Chiesa. Questo è un principio che va riaffermato con forza»

 

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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