Dieci anni di “tagli” ma il Parlamento ci costa ancora 1 miliardo e mezzo

Dieci anni di inchieste. Dieci anni di indignazione. Di denunce e anche, ovviamente, di promesse mancate. Perché la «casta» ha preso in mano le forbici più volte ma i tagli sono stati misurati. Tant’è che la Camera dei deputati, che una volta costava poco più di un miliardo all’anno, ora assorbe 940 milioni. Idem il Senato, anche se la dotazione è poco inferiore ai 500 milioni. La riduzione delle spese, insomma, poteva essere più incisiva. Ma qualcosa è stato fatto. Fino a pochi anni fa gli ex presidenti della Camera e del Senato avevano diritto a ufficio, macchina con autista e 4-5 addetti alla segreteria per tutta la vita. Ora «soltanto» per dieci anni. Peraltro, proprio sull’onda delle polemiche, alcuni ex numeri uno dell’Aula, come Casini e Violante, hanno rinunciato del tutto. Un tempo avevano più privilegi anche i deputati e i senatori questori, quelli che si occupano di amministrare i due Palazzi. Tra cui piccoli appartamenti in via del Corso, all’angolo con piazza del Parlamento. Chiusi anche quelli.
Sono stati ritoccati al rialzo pure i prezzi dei menù di Camera e Senato. Al ristorante di Palazzo Madama per un pranzo completo fino al 2011 si potevano spendere pochi euro. Un piatto di penne all’arrabbiata costava 1,60 euro, un pesce spada alla griglia 3,55, prosciutto e melone 2,33 euro, un carpaccio di filetto con salsa al limone 2,76 euro. Dal 2012 i prezzi sono cambiati: 6 euro per gli spaghetti aglio, olio e peperoncino o una carbonara, 10 euro per il petto di pollo o per un uovo al tegamino, 5,35 euro per la bresaola con caprino. Anche le auto blu sono diminuite e leggermente gli stipendi dei parlamentari, di fatto composti da alcuni rimborsi a forfait e dall’indennità (il vero e proprio compenso). Quest’ultima è pari a poco più di 10 mila euro lordi (5 mila netti). Nel 2006 l’indennità è stata ridotta del 10%. Dal 2007 è stata disposta, per 5 anni, la sospensione degli adeguamenti retributivi. Una misura prorogata fino al 2013. Peraltro per il triennio 2011-2013, l’indennità è stata di nuovo tagliata del 10% per la parte eccedente i 90 mila euro e del 20% per la parte eccedente i 150 mila euro lordi annui. Un altro taglio c’è stato all’inizio del 2012 e infine il 20 settembre dello stesso anno l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha deliberato la stabilizzazione, fino al 2015, delle misure di riduzione dell’indennità parlamentare e di sospensione del suo adeguamento. A conti fatti, tra indennità e rimborsi (la diaria di 3.500 euro al mese e il rimborso spese di 3.690 euro) deputati e senatori ottengono circa 11 mila euro netti al mese. Ovviamente continuano a non pagare i trasporti italiani (aerei, treni e navi), pedaggi, telefoni e computer.
Ma le modifiche più rilevanti sono state due: ai vitalizi e agli affitti degli immobili che ospitavano gli uffici per i parlamentari. Dal 2012 c’è stato per gli onorevoli il passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo. Dunque l’addio al privilegio di poter ottenere con pochi anni di mandato un assegno di 3 mila euro netti (in aggiunta alla pensione). Adesso, invece, i futuri ex parlamentari si dovranno accontentare di una pensione (a 65 anni) di 900 euro al mese (sempre in aggiunta a quella maturata con il proprio lavoro). Comunque non male per 5 anni di lavoro. Gli italiani continueranno a pagare ancora i vitalizi più pesanti a 2.600 ex (e ai loro parenti più stretti, visto che c’è la reversibilità).
Sono stati anche disdetti i contratti di affitto per il cosiddetto complesso di Palazzo Marini, a due passi dal Parlamento. Un bel risparmio, visto che in diciotto anni solo Montecitorio ha versato a Sergio Scarpellini, il costruttore proprietario di quegli immobili, quasi 500 milioni. In ogni caso tanti privilegi restano ancora. Gli onorevoli hanno la buonuscita. Finita la loro esperienza nelle istituzioni incassano quasi 50 mila euro (per 5 anni di mandato) che possono ottenere dopo sei mesi dalla loro elezione: basta presentarsi in banca e richiedere l’80 per cento della somma. Tasse? Zero (per il resto degli italiani si arriva, invece, al 20 per cento). Poi c’è la super assicurazione, che rimborsa i deputati per danni causati a terzi anche «in caso di ebbrezza» o «per colpa grave» di loro stessi. Ma il vero privilegio è che una quota di questa assicurazione, che costa 1.200.000 euro all’anno, la pagano i cittadini (350 mila euro). Gli onorevoli hanno anche un’ottima assistenza sanitaria: i parlamentari versano ogni mese in uno specifico fondo 526,66 euro e hanno diritto a una serie di cure secondo un tariffario. Meritano un discorso a parte i rimborsi elettorali. Non ci saranno più dal 2018 (la nuova legge prevede che siano i cittadini a versare, se vogliono, soldi ai partiti) ma negli ultimi vent’anni sono stati pari a oltre 2 miliardi, a fronte di spese documentate di poco meno di 580 milioni di euro. Quasi 4 euro per un euro impegnato, altro che rimborsi.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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