Referendum, elezioni e crisi. Chi ha paura del popolo?

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In Italia ci sono 13 milioni di persone che non cercano più il lavoro (gli inattivi, distinti dai disoccupati che hanno perso il posto ma non la speranza di trovarne un altro), tre famiglie su dieci sono povere, il ceto medio continua a erodere i risparmi (se li ha), i giovani lavorano per anni con contratti precari e con stipendi bassi, i quaranta-cinquantenni si trovano spesso in aziende che ricorrono a cassa integrazione, solidarietà e tagli di personale. In questo quadro grigio, le  amministrazioni pubbliche hanno dimezzato gli investimenti (che invece, come ha indicato Keynes, sarebbero necessari proprio in momenti storici come questi). Nonostante tutto ciò, i politici al governo pretendevano che gli italiani votassero sì al referendum, incoronando Matteo Renzi come salvatore della patria, sconfiggendo i retrogradi, i gufi, la tribù dei musi lunghi, come ha detto il premier colorando la sua narrazione di un Paese che non c’è. La maggioranza dei cittadini ha scelto, invece, di dire No. Un no a queste riforme, un no alla spaccatura del Paese funzionale soltanto alla lotta politica, un no a un modello di sviluppo che distrugge i vecchi diritti senza crearne di nuovi e che non ci porterà da nessuna parte, un no alle istituzioni europee incapaci di costruire un livello di governo in grado di fronteggiare le sfide globali. In questo scenario, che attraversa Europa e America e non solo, ci sono politici che ancora credono di salvare la poltrona e che danno la colpa agli italiani, che avrebbero votato male, che non avrebbero capito le riforme, che si affiderebbero a un generico e autoreferenziale Vaffa. Si illudono, il mondo è cambiato, l’establishment incapace di migliorare le cose non ha più spazi di manovra, i presunti intellettuali dovrebbero rivedere i loro schemi interpretativi, prendere più autobus e andare meno in tv. Ma soprattutto dovrebbero smettere di avere paura del popolo e farlo, finalmente, scegliere.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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