Non solo Renzi, anche i sondaggisti con il fiato sospeso

Ma quali Renzi, Grillo, Salvini e Berlusconi. D’accordo, dall’esito del referendum dipenderà il futuro del nostro Paese ma oggi sarà una giornata decisiva anche per i sondaggisti, che si giocano un bel pezzo di credibilità. Le ultime prove non sono state proprio impeccabili. Persi in telefonate, quesiti, numeri e statistiche sono additati come stregoni se le cose non vanno come hanno previsto. Alle Politiche del 2013 non si accorsero del boom dei 5 Stelle: gli attribuivano, al massimo, il 16 per cento. Il «non partito» di Grillo e Casaleggio conquistò più del 25 per cento dei voti. Stessa musica alle ultime elezioni amministrative, in cui la vittoria a Torino di Chiara Appendino s’è abbattuta come un macigno sui ricercatori. L’attuale sindaca di Torino era partita, secondo i sondaggi, lontanissima da Fassino. Praticamente nulle le possibilità di spodestare dal suo scranno il navigatissimo ex segretario dei Ds. Eppure è accaduto l’imprevedibile.
Previsioni opposte, ma sempre sbagliate, alle Europee del 2014. Il famoso (e quasi certo) sorpasso dei 5 Stelle ai danni del Pd si tramutò in un clamoroso 40 a 20 per i Democratici. E come non citare anche la «Brexit» di pochi mesi fa, cioè l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione europea che era stata adombrata come un esito impossibile della consultazione popolare? Ma dove i sondaggisti sono stati spazzati via dall’impietiosa realtà è stato alle presidenziali americane. Donald Trump ha retto giusto un paio di settimane. Troppo forte Hillary Clinton: brava, moderata, ben assistita a differenza del miliardario cafone, ignorante e arrogante. Sembrava talmente tanto che gli americani (pure i conservatori) non ne potessero più delle uscite barbare di «The Donald» che i sondaggisti avevano dato per conquistato dai Democratici pure l’Arizona, uno stato sfuggito ai Repubblicani soltanto nel 1996, quando si candidò un altro Clinton. La disfatta è stata prevista da tutti i giornali, con dati, previsioni e commenti funerei. Sappiamo com’è finita. Dopo la figuraccia a stelle e strisce ora i sondaggisti tentano la rivincita tricolore. Tutte le società principali avevano parlato di un vantaggio del No, anche considerevole, al referendum di oggi. Ma negli ultimi giorni la campagna elettorale incessante avrebbe ridotto il numero degli indecisi al punto da rendere difficile una previsione attendibile. E qui cominciano i sudori freddi. Non ci resta che aspettare almeno gli exit poll, che nelle ultime tornate elettorali si sono rivelati più precisi.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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