Grillo prepara il Maalox. Scaramanzia o premonizione?

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Ha la carica di sempre. Cammina e urla sul palco in piazza San Carlo a Torino. Ma stavolta Beppe Grillo sembra meno sicuro della vittoria. Dice frasi come: «Anche se andasse male abbiamo fatto un lavoro straordinario». Oppure alla fine del comizio show: «Per lunedì ho già preparato casse di maalox». Lo stesso farmaco che aveva sbandierato in un video girato a casa sua subito dopo le elezioni europee, in cui i risultati non furono quelli sperati. Scaramanzia o una previsione fondata?
Grillo parla del referendum ma anche di tantissime altre cose: delle multinazionali, della «sharing economy», della sfida del MoVimento, che non si ferma. Ma, in caso di insuccesso, spiega, non ci sarebbero problemi. «Nel fallimento c’è poesia» aveva detto pochi giorni fa. Lo ripete anche a Torino, con alle spalle Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carlo Sibilia, Rocco Casalino. C’è anche Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, il cofondatore del «non partito». A un certo punto gli passa il microfono. «Questa domenica è un momento importante e ce lo ricorderemo per molti anni se vince il Sì – ha detto Casaleggio – Il dna del Movimento è quello della partecipazione e, in ogni caso, dalla prossima settimana cominceremo a parlare del nostro programma di governo a partire dal tema dell’energia perché vogliamo avere una rappresentanza votata dai cittadini. Domenica però votate No».
Tutto il resto lo dice Beppe Grillo. «Ci stiamo giocando un pezzettino di libertà. Io posso anche essere meno libero, ma voglio la soddisfazione di poter votare un dittatore», sorride il comico sottolineando l’impossibilità di scegliere i propri rappresentanti nel nuovo Senato. Poi fa un passo indietro: «Se perdiamo andiamo avanti, ancora più forti. Non mi sento di dare la colpa a nessuno, tutti si sono impegnati moltissimo, al massimo cambieremo qualcosa nella comunicazione». Il comico ricorda Dario Fo e Gianroberto Casaleggio: «Erano due pilastri».
Poi si volta e torna sul suo stomaco: «Se in questi 35 anni non avessi avuto la gastrite che non mi lasciava dormire la notte e mi faceva aggirare per casa, se fossi stato bene, non sarebbe nato il MoVimento». La sconfitta sarebbe relativa, insiste: «Abbiamo tutti contro. Se domani perdiamo, perdiamo contro il mondo ed è una perdita magnifica. Il No è una scelta, la più alta formazione di politica pura». Ripete ai suoi: «Non perdete l’ironia, non prendetevi troppo sul serio». Ricorda: «Patiscono che questo MoVimento sia nato da un comico, che le cose si possano fare anche con lealtà». Insomma, continua sulla stessa scia, «è possibile che tutta la merda che ci hanno scaricato addosso può averci cambiato, qualcuno è cambiato. Ma non dobbiamo rendere nulla a nessuno, possiamo morire e rinascere, possiamo farci solo una domanda: se tutta questa merda ci ha cambiato o possiamo ancora prendere in mano lo scettro del no». Comunque vada a finire, un problema (anzi più di uno) c’è: «Il Paese è spaccato. Siamo nella stasi mentale, siamo in questo limbo». Torna ancora alla pancia: «Siamo in una situazione neurogastrologica». Le modifiche alla Carta non vanno bene anche perché «questa piccola Costituzione, fatta per gente semplice, sorregge un impianto legislativo che nessuno capisce. Con la complessità il cervello si ferma, e ti fai portare via tutto: l’acqua pubblica, l’energia, la sanità pubblica, la scuola». Infine Grillo guarda al futuro: «Noi vogliamo andare avanti, con il nostro reddito di cittadinanza e poi universale, magari. Questi rimangono invece ancorati a idee vecchie. Il problema è smettere di usare le idee vecchie, che resistono, si stanno equipaggiando per un mondo che presto non ci sarà più».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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