Poveri giornaloni! Copie in picchiata, linee editoriali fallimentari e influenza zero (da Raggi a Trump)

Non è una novità che l’editoria mondiale sia ormai uno scenario di macerie. Negli ultimi due anni e mezzo il WSJ ha perso 400 mila copie, il NYT 200 mila, il Washington Post, il Chicago Tribune, il Tampa Bay Times e il Los Angeles Times 100 mila. Usa Today vende 300 mila copie (era quasi a un milione e mezzo). Purtroppo tutti quelli che non comprano più il giornale non hanno attivato un abbonamento on line. Hanno smesso di leggere e basta. Magari si collegano con il loro telefonino un paio di volte al giorno con un sito d’informazione, “vedono” i titoli principali, un video divertente e, se riescono, un tg in tv quando arrivano a casa. Dunque i giornali sono destinati a estinguersi? Forse no. Diventeranno sempre più piccoli: poche copie e pochi giornalisti. Ma in questa crisi ci sono grandi responsabilità anche nei giornali italiani. Quasi tutti sono faziosi. Sono lontani dalle persone e, inevitabilmente, non contano niente. Il sindaco di Roma Virginia Raggi ha avuto (e ha ancora) quasi tutti i quotidiani contro a prescindere (ciò non toglie, ovviamente, che alcune critiche e alcune accuse siano invece fondate). Sbaglia nomine, litiga con il M5S, fa pasticci, non risolve i problemi? Giù critiche (giustamente). Risolve l’annoso problema del salario accessorio? Risparmia 4 milioni di consulenze esterne? Taglia carta di credito e auto blu? Al massimo ottiene trafiletti, notiziole rigirate ad arte per avanzare presunti problemi. E mentre i giornali si scagliano contro Grillo e company, il MoVimento 5 Stelle cresce nei consensi. Qualcuno dovrebbe chiedersi perché. Succede anche se allarghiamo il campo. Donald Trump ha vinto le elezioni americane avendo contro quasi tutti i giornaloni, corazzate come New York Times, Wall Street Journal, Washington Post. L’aveva già fatto George W. Bush quando conquistò il secondo mandato. Una volta si diceva che i partiti erano falliti e che dunque, inevitabilmente, per tenersi i lettori i giornali dovevano diventare partiti. Ora sarebbe il caso che tornassero a fare i giornali.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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