I deputati non si tagliano lo stipendio. Chissà perché…

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All’inizio sembrava un buon segno la volontà dell’assemblea di invertire l’ordine del giorno e di discutere subito l’argomento più caldo: la proposta di legge del M5S (prima firmataria Roberta Lombardi) che prevede di dimezzare l’indennità parlamentare (da 10 mila euro lordi al mese a 5 mila), di togliere agli onorevoli i contributi per i trasporti e di mantenere soltanto i rimborsi con la presentazione delle ricevute. «Sembrava» un buon segno ma s’è capito subito dopo che i partiti, soprattutto il Pd, non avevano alcuna intenzione di votare il testo. Alla fine è stato rimandato in Commissione dove, almeno in teoria, sarà esaminato ed eventualmente emendato nei prossimi giorni.
Forse se l’aspettava anche Beppe Grillo, per l’occasione seduto in tribuna alla Camera. «Siamo andati, per discutere una cosa importante e loro hanno inglobato le cose, come cibo per la loro trasformazione, ome i ruminanti – ha scritto sul suo blog il comico genovese – Apparentemente non ci hanno ascoltato, e sarebbe già grave, ma quello che è successo è molto più inquietante: come vacche autonominatesi sacre hanno ingurgitato e se ne sono andate. Poi, nel loro recinto, rigurgiteranno per ruminare fra di loro. Ruminare non per digerire semplicemente ma appropriarsi dell’appropriabile!».
Gli attivisti del «non partito» si sono ritrovati in piazza Montecitorio (erano meno delle aspettative) con i «loro» parlamentari. «Renzi è un buffone, un mentitore seriale, mi sta sui coglioni – ha detto senza mezzi termini Alessandro Di Battista – Giustamente la gente gli vuole tirare un pomoderetto marcio in faccia».
Netta anche Roberta Lombardi, che ha tuonato: «Non c’era alcuna intenzione di prendere in considerazione la nostra proposta di taglio degli stipendi: a ieri non è arrivato nessun emendamento dal Pd. La proposta del Pd sul taglio dei costi della politica esiste solo nel “favoloso mondo di Renzì”». Alcuni esponenti degli altri partiti si sono schierati con i 5 Stelle. «È stato un errore compiuto dal Pd l’aver voluto rinviare in commissione la proposta di legge sulle indennità dei parlamentari» ha detto il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana, Arturo Scotto. «Noi – ha insistito – siamo sempre pronti a confrontarci sul merito su questa vicenda, e abbiamo proposte chiare ed efficaci. Vediamo invece che il premier Renzi, protagonista di un’assilante campagna propagandistica sui costi della politica, scappa da un confronto parlamentare che sarebbe stato un buon segnale per il Paese». Il Codacons attacca: «Italia sempre prima in Europa nella classifica relativa agli stipendi dei parlamentari». Secondo l’associazione dei consumatori «un onorevole italiano guadagna in media sei volte e mezzo più di un elettore e porta a casa uno stipendio lordo mensile tra indennità parlamentare, diaria e rimborso di trasporto, che supera i 16 mila euro: 60% in più rispetto alle media Ue. Senza considerare i vitalizi: il triplo che nel resto d’Europa». Basta fare un rapido confronto «e la differenza emerge subito: prendiamo per esempio la Spagna, dove i 350 membri del “Congreso de los diputatos” hanno un’indennità mensile lorda di 2.813 euro! O in Gran Bretagna, dove i 650 membri della “House of Commons” hanno un’indennità mensile lo di 6.350 euro. Oppure ancora il Parlamento europeo, i 736 deputati hanno un’indennità netta di 6.200 euro. La differenza è lampante e notevole».
La Camera non condivide. «L’Italia non è al primo posto» spiega una nota di Montecitorio, dove si specifica che «in riferimento ad articoli pubblicati in questi giorni dalla stampa e da giornali online, si evidenzia innanzitutto che i dati inizialmente pubblicati (e poi corretti) non corrispondevano a quelli riportati dal sito della Camera, aggiornati per effetto delle decisioni assunte dall’Ufficio di presidenza nell’ultimo decennio». L’Italia (5.000,00 euro) si trova infatti alle spalle di Parlamento europeo (6.200,72); Austria (5.366,67); Germania (5.110,31) e Francia (5.035,00). A dirla tutta, però, andrebbero considerati anche i rimborsi, soprattutto quelli a forfait che, spesso, finiscono nelle tasche dei parlamentari.
Dal Pd, invece, hanno ironizzato. Alessia Morani ha scritto su Twitter: «Folle oceaniche in piazza Montecitorio, con il M5S a Roma ci sono + frigoriferi che attivisti». Il riferimento è alle parole della sindaca Virginia Raggi che si è lamentata di una specie di «complotto» per riempire le strade di rifiuti ingombranti e sabotare la pulizia della città. In serata la stessa Morani ha denunciato di essere stata aggredita da un attivista del M5S fuori dalla Camera: «Comunque non mi faccio intimidire». Il «non partito» ha replicato: «Nessun attivista o portavoce del M5S ha aggredito oggi la deputata Pd Alessia Morani. Tuttavia alla Morani esprimiamo solidarietà, invitandola a non restare nel recinto dei social ma, vista la presunta gravità del fatto che descrive, a sporgere querela alle autorità competenti». Infine sul mancato taglio dell’indennità è intervenuto anche il premier Matteo Renzi: «Noi siamo disponibili a ridurre lo stipendio dei parlamentari, anche a dimezzarlo, a condizione che non sia un giochetto, una “mossa”» ha detto a «Porta a Porta». Non ha risparmiato la stoccata ai pentastellati: «Se dimezzano lo stipendio dei parlamentari prendono quanto il presidente del Consiglio, che arriva tranquillamente a fine mese», ha premesso il premier spiegando: «Loro hanno detto che prendono 2mila, 3mila euro al mese. Poi vai a vedere e scopri che con i rimborsi prendono 10-11-12mila euro, come quelli del Pd». Infine Renzi si è rivolto a Bruno Vespa: «Mi invita in trasmissione con Grillo che si fa due chiacchiere?».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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