Olimpiadi, relazioni e lobby. Così frana il sistema Malagò

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Con il «no» del Campidoglio alle Olimpiadi arriva anche la prima sconfitta per Giovanni Malagò. Inaspettata fino ad alcuni mesi fa quando, probabilmente, il presidente del Coni pensava di incassare l’ennesimo successo grazie al solito e collaudato sistema. Abilissimo tessitore di relazioni, apprezzato a destra e a sinistra, capace di stare dentro e fuori dalle lobby, ha rimediato, invece, una sonora bocciatura. Nella vicenda Olimpiadi Malagò ha fatto parecchi errori. Fin dall’inizio quando, evidentemente, ha sottovalutato la difficoltà che avrebbe avuto a dialogare con l’universo pentastellato. Avrà ritenuto che il suo mondo di rapporti, la capacità di mediare e di trovare accordi, affinata in vent’anni di presidenza del Circolo Canottieri Aniene, potesse funzionare anche con Virginia Raggi e company. Una leggerezza imperdonabile.

Quando incontrò la Raggi per la prima volta, allora candidata sindaco del MoVimento, sottolineò la necessità delle Olimpiadi per lo sport italiano. Raccontano che a un certo punto la guardò negli occhi e quasi la rimbrottò: «Se lei dirà no alla candidatura di Roma sarò costretto a scendere in campo io». Ma la Raggi non cambiò idea. Anzi le sue perplessità a imbarcarsi nell’ennesima avventura Capitale crescevano. Così come l’insofferenza dei 5 Stelle verso il comitato promotore, Luca Cordero di Montezemolo in testa (lo stesso dei mondiali di Italia ’90, non proprio una scelta geniale). A dieci giorni dal ballottaggio, dopo una contesa elettorale molto dura, uscì fuori Francesco Totti. Proprio lui, l’ottavo re di Roma che l’avversario della Raggi, Roberto Giachetti, aveva anche lanciato con un sorriso in una sua possibile Giunta. Totti disse: «Avere una visione lungimirante per il futuro di Roma significa perseguire obiettivi importanti, tra questi c’è sicuramente la candidatura alle Olimpiadi. Dare ai nostri figli la speranza di rinascita è un dovere di tutti quelli che ci governano e ci governeranno». In tanti pensarono che dietro all’«improvvisa» esternazione di Totti ci fosse Malagò. Ne scaturì un polverone, tanto che il calciatore precisò di voler evitare strumentalizzazioni.
Negli stessi giorni c’è stata la lunga campagna de «Il Messaggero» a favore delle Olimpiadi e contro la Raggi. Paginate su paginate per dire quanto sarebbero stati rilevanti i Giochi del 2024 per Roma. Nel frattempo i grillini denunciavano i presunti interessi sul progetto dell’editore del quotidiano, Francesco Gaetano Caltagirone. Lo stesso tirato in ballo spesso dal più importante e amato esponente romano del MoVimento: Alessandro Di Battista. E così i Giochi sono diventati «le Olimpiadi del mattone». Con Di Battista che attaccava nel primo Consiglio comunale dell’era Raggi: «Olimpiadi a Roma? Le priorità sono proprio altre. Per Montezemolo, Malagò e soprattutto Caltagirone le priorità sono queste. Per noi le priorità sono gli interessi dei cittadini e non di qualche palazzinaro». Non sono servite nemmeno le rassicurazioni di Montezemolo sulla sua imminente uscita di scena. Sembra che lo stesso Malagò abbia offerto alla Raggi la testa del presidente Alitalia, oltre che l’addio al villaggio olimpico a Tor Vergata (addebitato a Caltagirone) e la supervisione di tutti gli appalti da parte dell’Autorità anticorruzione di Cantone. Ma il tempo era già scaduto. «Il Comitato Promotore esaurirà la sua missione all’indomani del prossimo 13 settembre 2017, e in caso i Giochi venissero assegnati a Roma, sarà compito dell’amministrazione comunale di Roma Capitale e del Coni definire la struttura del nuovo Comitato Organizzatore e la sua governance» ha scritto nero su bianco il «ministero» dello Sport italiano. Nnon c’è stato niente da fare. Malagò avrebbe dovuto comprendere che il mondo in cui tutto (o quasi) si può risolvere con la moral suasion, le relazioni e le telefonate non esiste più. È cambiato il contesto, il web ha distrutto la «mediazione», le aziende sono costrette a dialogare con i clienti e un commento sui social può fare molto più male di un report ufficiale. È lo stesso mondo in cui il MoVimento 5 Stelle ha conquistato il Campidoglio.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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