Previti, la Raggi e la paura del Pd

Virginia Raggi è candidata sindaco di Roma da due giorni ma è già bersaglio di accuse e polemiche. È stato soprattutto il senatore del Pd Stefano Esposito, già assessore nella Giunta Marino (quello che cantò “Roma merda” in radio), ad attaccare: «Bene ora è chiaro che a Roma se voti M5S voti studio Previti» ha esordito senza mezzi termini il parlamentare Dem. Poi ha attaccato ancora più duramente il cofondatore del MoVimento 5 Stelle, richiamando la relazione sulla mafia a Roma preparata dal «non partito» e le critiche all’associazione di Don Ciotti: «Diavolo di un Casaleggio, mentre tutti guardavano il candidato di Ostia, che attaccava Libera e la giornalista anticamorra, lui ti piazzava lo studio Previti nella persona di Virginia Raggi a candidato sindaco di Roma. Insomma a Roma se voti 5 stelle voti studio Previti». Per concludere, Esposito ha polemizzato: «Studio Previti, studio Casaleggio associati, e sì, sono proprio la gente». Tanti non hanno capito subito, forse neanche lo stesso Esposito. Hanno pensato che si parlasse del legame tra gli avvocati Sammarco (nello studio di uno dei due fratelli, Pieremilio, lavora la Raggi) e, appunto, l’ex ministro Cesare Previti. L’hanno pensato anche perché “depistati” da un articolo di Affaritaliani che aveva annunciato l’esistenza di un «dossier», diffuso, ipotizzava, dall’interno del MoVimento, contro la Raggi, che l’accusava di  avere «un profilo professionale che rimanda direttamente a Forza Italia» in quanto «la Raggi è uno degli avvocati giovani e brillanti dello studio legale Sammarco e Associati». Uno studio, precisava l’articolo (a dire il vero confondendo avvocato), che ha difeso Previti, Berlusconi e Mediaset.
Dal canto suo, la neocandidata sindaco del M5S, ribatteva con vigore: «Stanno facendo di tutto per screditarmi, anche oggi durante il voto: e così, dopo la bufala di Mafia Capitale (quando, per sbaglio, il suo nome fu inserito nella relazione del prefetto, ndr), eccone un’altra. Ma le bugie hanno le gambe corte». Aggiungeva anche: «I miei colleghi avvocati sono molto contenti di poter lavorare finalmente a qualcosa di leggero e facile». Concludeva con un post scriptum velenoso: «Ma quanta paura vi faccio?».
In questa storia si intrecciano omonimie, studi legali e curriculum. Come stanno veramente le cose? In effetti Virginia Raggi ha lavorato nello studio Previti più di dieci anni fa. È stata lì per due anni, svolgendo la pratica forense. Arrivò in quello studio con un altro avvocato, Pieremilio Sammarco. Quando quest’ultimo ha deciso di aprire uno studio di avvocati civilisti, lei lo ha seguito. Da allora lavora sempre nello stesso posto. Si occupa di contrattualistica, diritti della proprietà intellettuale e industriale, privacy. Mai ha difeso Previti. Nel suo curriculum pubblicato sul sito internet dello studio Sammarco c’è scritto che si è laureata in Giurisprudenza con 110/110 e lode e che ha vinto il dottorato di Ricerca in «Diritto Europeo, Storia e sistemi giuridici dell’Europa – Diritto Europeo su base storico-comparatistica», XXIII ciclo, sempre a Roma Tre. Non c’è scritto, invece, della pratica effettuata nello studio Previti.
Anche nel curriculum allegato alla sua scheda sul sito di Beppe Grillo, che parte dalla maturità scientifica conseguita nel 1997, non compare lo studio Previti. Dopo la laurea nel 2003, si legge soltanto «2006 – Abilitazione alla professione di avvocato presso il Foro di Roma». Niente sulla pratica da legale. Probabilmente si tratta di un peccato veniale, per evitare improprie deduzioni da parte degli attivisti del MoVimento. Ad alcuni di loro, forse, non sarebbe piaciuto votare un candidato con alle spalle un praticantato da avvocato nello studio Previti. Anche se è francamente incomprensibile una valutazione negativa su un candidato sindaco per aver fatto due anni di pratica dall’ex ministro. Nella sua prima conferenza stampa da candidato sindaco, la Raggi ha ammesso di aver fatto la pratica forense da Previti, spinta dal professore con cui ha preparato la tesi, “ma poi dopo due anni sono andata via”. Perché non ha inserito la circostanza nel curriculum: “Di solito gli avvocati non scrivono nel curriculum dove hanno svolto la pratica ma dove lavorano. A questo punto avrei dovuto riportare anche i nomi delle famiglie per cui ho lavorato come baby sitter”. La sua sarà stata un’ingenuità ma il Pd torna all’attacco: “Se la conosci la Previti” dice Andrea Romano, non proprio un campione di coerenza (è stato eletto con Scelta civica, spinto da Montezemolo, e poi è emigrato tra i Dem). Sintomo chiaro che il timore del Pd per la candidata del M5S cresce. Lei guarda avanti, assicura il taglio degli sprechi e un impegno particolare su trasporti, mobilità alternativa, piste ciclabili, raccolta differenziata. Non boccia lo stadio della Roma (“Ma ne serve uno anche per la Lazio, ovviamente entrambi senza lottizzazioni”). Non risparmia stoccate ai sindacati, punta sul rendere efficiente “l’esercito dei dipendenti comunali” e garantisce: “Roma può rinascere”.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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