La rivincita di Scilipoti: “Salvano Renzi per tenersi il posto. Tanti mi hanno chiesto scusa”

È stato il deputato che ha allungato la vita all’ultimo governo Berlusconi. Lui, eletto con il partito più antiberlusconiano del globo politico, è diventato il simbolo di una stagione politica. Era dicembre 2010 quando Domenico Scilipoti, medico siciliano specializzato in ginecologia, decideva, insieme con due colleghi di centrosinistra (Calearo e Cesaro), di sostenere l’esecutivo del Cavaliere neutralizzando la mozione di sfiducia presentata da Gianfranco Fini e company. Ovviamente ha subito una variegata serie di insulti e minacce, tanto da dover girare con la scorta. Il suo nome è stato usato (e ancora lo è) spregiativamente per definire i voltagabbana. «Scilipotismo» è stato anche inserito nel dizionario Treccani.

Ma le cose cambiano e ora che è Renzi a raccogliere transfughi e opportunisti, Scilipoti ha la sua rivincita. Dove sono finiti tutti quei parlamentari che anni fa stigmatizzavano il passaggio dei deputati da sinistra a destra? Perché adesso non dicono una parola sul fatto che il governo raccoglie voti dovunque pur di approvare le riforme? Scilipoti gongola ma non vuole stravincere, anche se più di un parlamentare, dice, «mi ha chiesto scusa».

Senatore Scilipoti, è stato attaccato duramente nel 2010 per essere passato dall’Idv a Berlusconi. In questi due anni più di 200 parlamentari hanno cambiato partito ma nessuno dice niente. È amareggiato?

«Nel 2010 ho deciso di privilegiare l’interesse del Paese rispetto a quello del mio partito, ora invece le scelte di tanti parlamentari sono dettate dal tentativo di garantirsi le proprie posizioni».

Rifarebbe quello che ha fatto?

«Certo. All’epoca per combattere Berlusconi rischiavamo di vendere l’Italia ai poteri forti. Me ne hanno dette di tutti i colori ma la storia mi ha dato ragione. Ricordo che dopo Berlusconi è arrivato il governo Monti, poi Letta e Renzi».

Quindi il termine «scilipotismo» dovrebbe essere rivisto…

«Dovrebbe essere usato in positivo. Se ci fossero tanti Scilipoti non ci sarebbe il governo Renzi . La Costituzione non può essere modificata da una piccolossima parte del Parlamento».

Ce la farà Renzi a far approvare le nuove norme?

«Molti parlamentari non hanno né arte né parte. Tanti già dicono: “Io voterei no, ma il partito…”. Credo che le minacce di Renzi di tornare al voto nel caso di fallimento delle rifome funzioneranno».

Ora che tutti fanno gli «Scilipoti», si aspettava delle scuse?

«L’ha scritto anche Travaglio, che dovrebbero scusarsi tutti».

E se Forza Italia decidesse di cambiare idea e di sostenere Renzi, lei che farebbe?

«Mi comporterei come ho fatto nel 2010, lascerei il partito».

Ma qualcuno le ha chiesto scusa veramente?

«Certo, molti cittadini. Uno a Palermo mi ha detto “Mi scuso per quello che ho pensato su di lei”. Tanti sostengono che certi giornalisti mi hanno dipinto male. È vero. Io continuo a fare le stesse battaglie: contro l’usura bancaria, l’anatocismo, al fianco delle vittime».

Si è scusato anche qualche suo collega?

«Più di uno, in modo trasversale, da Forza Italia al Pd».

Oltre agli insulti, ci sono state anche denunce e inchieste sulla «compravendita» di parlamentari. Di Pietro presentò un esposto.

«Di Pietro era ossessionato da Berlusconi. La magistratura, invece, ha fatto bene a verificare ma nel mio caso il tempo è stato galantuomo».

Quindi non sono «responsabili», come il gruppo che fondò lei anni fa, quelli che sono stati eletti con partiti che stanno all’opposizione ma sostengono il premier…

«Essere responsabili significa avere atteggiamenti responsabili, come me nel 2010, e non soccorrere il governo. Io sono rimasto dove sono andato 5 anni fa. E pensare che all’epoca l’Unità titolava “Governo Scilipoti”. Tutto si concentrò su di me. Le mie battaglie contro le banche, contro le grandi farmaceutiche, contro le lobby furono utilizzate in modo strumentale. La verità è che Scilipoti stava diventando pericoloso perché veniva dal nulla. Mi fecero passare come uno che non sapeva fare niente e che voleva solo evitare di perdere la poltrona. Non è stato così».

Una bella rivincita.

«Mi viene in mente che a quell’epoca mio figlio non voleva più andare a scuola, tanto era il clamore su di me. Mia moglie è riuscita a sostenerlo. Ora sa che suo padre non è quello descritto da tanti ma un galantuomo. Il buon cristiano deve avere la voglia di aspettare e sopportare».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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