Inni e cori, i partiti se le cantano

L’inno più famoso è quello di Forza Italia, scritto da Silvio Berlusconi, con la musica di Renato Serio. È risuonato in tutte le manifestazioni del partito, dal 1993 fino alla nascita del Pdl, nel 2009. «Forza alziamoci/ il futuro è aperto/ entriamoci/ e le tue mani unite alle mie/ energie per sentirci più grandi/…E Forza Italia per essere liberi/ e Forza Italia per fare per crescere». Il movimento giovanile non è stato da meno e ha cantato «Azzurra libertà»: «Dammi la mano, dai/ e canta insieme a me/ il cielo è dentro noi azzurro più che mai/ e questa forza grande è così grande ormai dentro me, dentro te/ più grande che mai/ è come un fuoco acceso, dentro il cuore/ Azzurra libertà è il sogno che c’è in noi». Come dimenticare, poi, nell’era dei partiti personali, «Meno male che Silvio c’è»: «Siamo la gente che ama e che crede/ che vuol trasformare il sogno in realtà/ Presidente siamo con te/ Meno male che Silvio c’è».
Il Partito democratico ha preferito invece puntare su grandi successi. Dalla «Canzone popolare» di Fossati, lanciata al tempo della premiership di Romano Prodi, a «Mi fido di te» di Jovanotti, canzone scelta dall’allora segretario e candidato a Palazzo Chigi Walter Veltroni.
Anche l’Udc ha un inno. Si chiama «Pace e libertà» ed è cantato da Luca Sardella (proprio lui): «Se restiamo uniti noi avanzeremo di più/ stringiamo le nostre mani giù dal cielo/ una gran pioggia di serenità. Un futuro migliore/ e batte forte il cuore/ e nasce un grande amore».
Non è ufficiale, invece, la canzone dell’Italia dei Valori, il partito fondato (e poi abbandonato) da Di Pietro: «Viva l’Italia dei Valori/ non vi sentirete soli se la notte arriverà».
Accuse di plagio sono state scagliate, invece, contro l’inno dell’Udeur, che sarebbe uguale a «Bambina impertinente» di Carmen Consoli. La canzone del partito di Mastella ha strofe più semplici: «Al centro del Paese/ nei cuori della gente/ per ridare serenità. Sì verrà/ sì verrà/ presto verrà/ Udeur verrà». Più solenni le noti de La Destra: «Siamo figli dell’Italia e serviamo il tricolore».
Bisogna fare un passo indietro per ritrovare la canzone di Alleanza Nazionale: «Libertà di credere nel domani, nella nostra Italia che può crescere/ nella nostra buona volontà». Inneggia alla secessione e al popolo padano la canzone della (vecchia) Lega Nord che, almeno nelle grandi iniziative, ha sposato il «Va’, pensiero» di Verdi.
Ora in «classifica» arriva l’ultima canzone del MoVimento 5 Stelle, scritta da Simone Pennino e Andrea Tosatto per celebrare l’evento che si svolgerà a Imola tra un mese. «Lo facciamo solo noi/di salire sopra il tetto/di pretendere rispetto/da chi proprio non ce n’ha». Il blog di Grillo non va per le lunghe. Un post, a firma del consigliere bolognese Bugani, prescrive: «Dobbiamo impararla a memoria prima del 17 e 18 ottobre perché a Imola dovremo cantarla tutti insieme». Ovviamente il testo segna la differenza tra i pentastellati e gli altri partiti (vecchia tattica di comunicazione usata un po’ da tutti): «Noi diamo i soldi per fare le strade/Loro fan fuori la salute pubblica/noi lavoriamo anche quando è<WC1> Natale/a loro sembra che è sempre domenica/accidenti a ’ste tre marionette/ fan più danni delle sigarette/per fortuna che qui prima o poi/ governiamo noi».
A occhio e croce nessuno dei testi potrebbe sbarcare a Sanremo. Anche perché, si sa, non sempre i politici vogliono «cantare».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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