“Ma quali Lusi e ladri, la Margherita è quella di Mattarella e Renzi”

rutelli

Ultimo congresso della Margherita, anno 2007. Presiede i lavori Sergio Mattarella. Al suo fianco c’è Francesco Rutelli, che dà la parola a un giovane Matteo Renzi. Quasi un passaggio di testimone.

Presidente Rutelli, si sente almeno un po’ l’artefice dell’attuale quadro politico?
«Innanzitutto sono contento che Mattarella sia stato eletto Capo dello Stato. È un galantuomo e garantirà l’unità nazionale. Mi sembra che la proposta di Renzi sia stata felice e rassicurante per il Paese. Poi c’è un punto politico: oggi viene confermata la validità dell’esperienza della Margherita, di quel percorso che abbiamo seguito, io e tanti altri, in quegli otto anni, fino al 2008. Nel partito si è ritrovata una compagine ricca e plurale. Del resto la Margherita era l’unica possibilità per uscire dal vecchio dualismo Dc-Pci. Quando io fui candidato premier, il partito raccolse 5.400.000 voti (nel maggioritario, l’Ulivo per Rutelli ne prese più di 16 milioni). Di questi, secondo un’analisi che realizzammo, il 29% era rappresentato da elettori di centro, il 24 di centrosinistra, il 23 non schierati, il 17 di sinistra, il 7 di destra o centrodestra. Cioè la Margherita era un’anticipazione post-ideologica».

Proprio in quel contesto trovarono spazio le esperienze politiche di Mattarella, Renzi, Gentiloni, Giachetti e altri. Tutti, ora, ai vertici delle istituzioni.
«Mattarella è sempre stato un cattolico democratico e la Margherita era un impasto che raccoglieva anche liberali, riformisti, laici. E proprio questo impasto ha consentito la nascita del Partito democratico. Io l’ho lasciato quando è riapprodato alla storia del Pci-Pds. Adesso è diverso. In ogni caso quando il Paese ha bisogno di un ministro degli Esteri affidabile viene fuori Gentiloni o quando serve un presidente della Repubblica all’altezza si punta su Mattarella. Poi, per carità, tutti hanno la loro storia personale ma il passaggio politico della Margherita ha permesso che s’incontrassero energie e ispirazioni diverse».

Una bella rivincita, visto che negli ultimi tempi s’è parlato della Margherita soltanto per l’ex tesoriere Lusi…
«Bè, la rivincita l’abbiamo avuta già un po’ di tempo fa, quando la magistratura ha concluso le indagini ed è emersa, accanto alla responsabilità di chi ha rubato, anche l’onestà assoluta mia e dei dirigenti del partito. Tutto il maltolto è stato sequestrato, e abbiamo già donato 6 milioni di euro, rimasti nelle casse della Margherita, alloStato».

Che presidente della Repubblica sarà Mattarella?
«È un uomo serio, preparato, senza smanie di protagonismo. Si comporterà come prescrive la nostra Costituzione».

Renzi ha compiuto un capolavoro politico, divincolandosi tra Berlusconi, Alfano e la minoranza Pd o non poteva andare diversamente?
«L’operazione che ha portato Mattarella al Colle non era semplice. Se Berlusconi fosse riuscito a tenere insieme i 150-200 voti del centrodestra su un’unica proposta, Renzi avrebbe dovuto scegliere un candidato condiviso. Ma lo schieramento del Cavaliere è rimasto frammentato e questo ha reso più facile la strada del premier. Del resto, Berlusconi sta operando in condizioni davvero difficili. Comunque il primo successo politico di Renzi è di aver spianato Grillo. Come si dice a Roma, gli ha levato la sete col prosciutto, tanto che ormai il comico genovese sembra un interprete di un film muto, strilla ma non si capisce cosa dica».

Renzi ha ingannato Berlusconi?
«Il premier aveva la strada obbligata. Del resto, con tutta la simpatia, come si fa a pensare che sia possibile candidare Feltri al Quirinale? Lui, che ha humour, lo ha detto per primo».

Reggerà il patto del Nazareno?
«Berlusconi non ha alternative. Credo che il dialogo resterà anche se ci sarà, inevitabilmente, un contraccolpo».

C’è qualcosa che l’ha divertita in questa «partita»?
«Come si dice nell’ippica, la lista dei “non partenti”, dei cavalli pronti a gareggiare, che poi restano fuori».

Cioè i «quirinabili». Tanti saranno delusi…
«Ce ne sono. Del resto l’esito dell’elezione di due anni fa poteva alimentare l’ipotesi che ci fossero nuovi intoppi e ci potesse essere spazio per molti».

Chiederà al presidente Mattarella di trasformare il Quirinale in un museo, come ha proposto tempo fa?
«Sì. Non voglio certo sfrattarlo, ma gli uffici della presidenza della Repubblica potrebbero convivere con una parziale trasformazione del Quirinale nel più bel museo italiano».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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