Lettera a Napolitano per vedere la “Trattativa” al cinema della Camera

«La Trattativa» arriva a Montecitorio. Il film di Sabina Guzzanti sul presunto patto tra lo Stato e la mafia negli anni Novanta sarà proiettato venerdì pomeriggio nella Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari. Sono stati i 5 Stelle a organizzare l’evento. Al film seguirà un dibattito, trasmesso in streaming, a cui il MoVimento ha invitato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e l’ex presidente dela Camera Luciano Violante.

La lettera al Capo dello Stato va subito al punto. «La sua partecipazione per noi sarebbe un onore e crediamo che la visione di questo film Le darebbe molti elementi su cui riflettere». Il tono non è proprio amichevole e allarga il campo: «Potrebbe essere un auspicio all’inaugurazione della stagione dei “giusti moniti”: un monito in favore dei magistrati di Palermo che rischiano la vita per cercare la verità, un monito contro i partiti nati con il beneplacito della mafia, un monito per stimolare il Parlamento ad occuparsi, sul serio, della lotta al crimine organizzato, un monito perché nessuno si azzardi a modificare la Costituzione della Repubblica in combriccola con condannati, rinviati a giudizio per corruzione, piduisti, satrapi di Arcore e chi più ne ha più ne metta». Non manca neanche una «velata» ironia: «Persino Andreotti ebbe l’occasione di vedere “Il Divo” di Sorrentino».

Pochi giorni fa era stato il blog di Beppe Grillo a rilanciare il film della Guzzanti (per ora snobbato dagli spettatori). Il comico ha pubblicato un video in cui l’attrice non ha risparmiato accuse al Capo dello Stato. Adesso tocca ai parlamentari 5 Stelle. Nella lettera che hanno mandato a Nicola Mancino ipotizzano: «Chissà che, proprio grazie al potere del linguaggio cinematografico, non possa ritrovare la memoria e ricordare con maggiore chiarezza l’incontro che ebbe il 1° luglio 1992 con Paolo Borsellino». Il testo prosegue: «Qualora volesse, durante il dibattito, potrà dirci se Bruno Contrada – condannato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso – era al Viminale quel giorno e se anche lui ha incontrato Borsellino facendogli capire che le Istituzioni e i servizi segreti conoscevano per filo e per segno gli spostamenti e le mosse del magistrato che, pochi giorni dopo, venne ammazzato da cosa nostra a Palermo». Anche in questo caso c’è la stoccata: «Seppur la sala dove si svolgerà l’evento si trovi sotto il livello stradale, all’altezza della Roma antica, non tema, c’è campo: potrà telefonare liberamente a chicchessia, persino al presidente della Repubblica!».

L’ultima «provocazione» è per Luciano Violante. «Lei ha sempre dichiarato di non sapere nulla della “Trattativa” (nonostante, nel 1993, la Dia Le inviò una relazione in cui si parlava esplicitamente della strategia di cosa nostra volta alla “progettazione ed esecuzione di attentati in grado di indurre le Istituzioni a una tacita trattativa”) quindi quale migliore occasione di questa per conoscere nel dettaglio una delle pagine più indecenti della nostra Repubblica?». Ovviamente nessuno tra i 5 Stelle pensa che qualcuno dei tre accetterà l’invito. Meglio. Così potranno «riservare» e mantenere vuoti tre posti in prima fila accusando le Istituzioni di scappare di fronte alla verità.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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