De Bortoli, i massoni e un regalo a Renzi. La versione di Bisignani

Dottor Bisignani, secondo l’ex ministro Gentiloni nell’editoriale di due giorni fa Ferruccio De Bortoli si riferiva a lei e non a Renzi.
«Questa mi pare davvero incredibile. Preferirei non parlare di De Bortoli».
Ma visto che anche Gentiloni la tira in ballo, non può sottrarsi. Non pensa che De Bortoli potrebbe avere lo stesso destino del protagonista del suo ultimo libro, anche lui direttore di un importante quotidiano nazionale, che le prova tutte per restare in sella, si divincola tra potenti e morti, e alla fine ce la fa?
«Il personaggio del mio romanzo, Mauro De Blasio, è un gattopardo che esce dalla mia fantasia e come tale, resta sempre in scena. De Bortoli non c’entra niente».
Non le sembra curioso l’attacco che il direttore del Corriere della Sera ha sferrato contro il premier Renzi? Non mi dica che pensa anche lei, come altri, che ci sia un mandante…
«Quando c’era un omicidio o un altro grave fatto di cronaca e qualcuno chiedeva a Giulio Andreotti chi fosse il mandante, lui rispondeva “cercatelo in casa”. Questo è vero soprattutto quando si tira per di più in ballo la massoneria come ha fatto nel suo articolo De Bortoli. Il mandante è De Bortoli stesso».
Su «Il Giornale» Sallusti ha attaccato il direttore del Corriere: «Da che loggia viene la predica» ha scritto. Ma De Bortoli è massone?
«Bisognerebbe chiederlo a Sallusti. Mi viene da rispondere sorridendo. Nell’immaginario collettivo, come per me, forse sì. Io gran capo di logge europee. E lui magari a capo di una loggia coperta cattolica di rito lombardo».
L’articolo del direttore del Corriere le sembra una mossa ragionata o disperata?
«Mi sembra che De Bortoli sia un uomo solo e, come dice lui, senza neppure un editore di riferimento».
E perché ha «sparato» contro Renzi?
«Per un impeto di orgoglio. L’articolo che ha scritto è una prova di forza e di grande vitalità dopo un’estate non esaltante, con momenti per lui anche difficili, così come succedeva ad un altro grande del Corriere che ho conosciuto».
Senza nome non è una notizia…
«Nessuna difficoltà. Il grande, grandissimo Montanelli passava mesi di grande solitudine».
Pensa che De Bortoli abbia cercato di riposizionarsi politicamente?
«Non lo so davvero. Forse sta cercando un altro posto di lavoro e pensa che Renzi non potrà portarlo né alla Rai né a fare il sindaco di Milano. Gli resta sempre un ottimo rapporto con Carlo De Benedetti che non mi pare sia in sintonia con l’azione del premier».
Magari voleva strizzare l’occhio agli antirenziani che stanno aumentando. No?
«Non credo proprio. Il suo attacco al premier è un fatto personale. De Bortoli cerca anche di riavvicinarsi alla redazione che in questo momento ricorda un po’ la Libia, piena di faide che si confrontano senza una direzione».
Dunque tenta di rimanere in campo.
«Firmata la liquidazione si riprende la scena e lo fa con coraggio togliendosi qualche sassolino dalle scarpe. Del resto l’idea che lui potesse passare un semestre bianco in Via Solferino è stata sempre un po’ ridicola».
Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca. Non è che De Bortoli ha fiutato che Renzi sarà presto ridimensionato?
«Io non ci credo. Penso che siano soltanto voci. Anzi sono certo che ci porterà presto al voto e vincerà alla grande».
E Berlusconi glielo permetterà?
«Certo che sì, altrimenti rottamerà anche lui come ha fatto con tanti altri».
Comunque a Renzi non avranno fatto piacere le accuse del direttore del Corriere.
«Tutt’altro. Quell’editoriale dà un bel vantaggio al premier che in questo modo può dimostrare che sta lottando contro (presunti) poteri forti per cambiare il nostro Paese: i politici, i magistrati, ora anche il Corriere. Invece a Napolitano non sarà piaciuto».
Perché «presunti» poteri forti?
«Perché in Italia i poteri forti non esistono più, ci sono soltanto tanti poteri deboli. E in ogni caso i poteri forti si muovono con altri strumenti, come è successo a Berlusconi messo fuori gioco dallo spread. La finanza internazionale mica si affida al direttore di un quotidiano».
Dunque Renzi dovrebbe gioire delle valutazioni di De Bortoli?
«Intanto Renzi ha incassato il consenso di Marchionne. Quest’ultimo ha addirittura precisato che “abitualmente” non legge De Bortoli e ha definito molto coraggioso il premier. In ogni caso Renzi deve preoccuparsi più di Wolfgang Munchau, uno dei più importanti commentatori del Financial Times che descrive l’Italia a rischio default, che di De Bortoli».
A proposito di Renzi, sembra che a casa sua riscuota grandi consensi. Sua figlia Lucrezia ha avuto pubblicamente parole di stima verso il premier.
«Mia figlia, renziana della primissima ora, lavora nella Silicon Valley dove l’ha incontrato nei giorni scorsi e ha introdotto in un breve speech un concetto che non avevo afferrato, quello di “generazione Leopolda”, l’evoluzione web della generazione Erasmus. In effetti tanti giovani guardano a Renzi come all’unica possibilità di cambiare il Paese. Anche mia madre, che di anni ne ha quasi 90, sorride al premier».
Dicono che una volta lei abbia risposto a sua figlia che ha tentato di convincerla del valore di Renzi: «Non cambio idea facilmente». Adesso per caso l’ha cambiata?
«Io resto andreottiano. Ma sono ammirato del suo coraggio e della sua energia».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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