Maschera, bavaglio e apriscatole. La guerra dei simboli a 5 Stelle

Grillo fissa la piccola telecamera e agita un paio di manette. Lo fa senza nemmeno nominarle. Le muove e basta, mentre ripete più volte: «Sono tranquillo». Il comico genovese reagisce così alla richiesta dei pm di Torino di condanarlo a 9 mesi per aver violato i sigilli in una baita No Tav durante una manifestazione nella Val di Susa.

Le manette. Soltanto pochi giorni fa era stato il deputato della Lega Buonanno a portarle in Aula e a regalarle al ministro della Giustizia Cancellieri per protestare contro il decreto «svuotacarceri».

Sono da tempo un simbolo, le manette. Almeno quanto il cappio che nel 1993 sempre un parlamentare della Lega, Orsenigo, sventolò a Montecitorio. Ma dopo vent’anni anche i «segni» cambiano.

Con il MoVimento 5 Stelle hanno debuttato in politica tutta una serie di oggetti che nessuno avrebbe potuto immaginare. A cominciare dall’apriscatole. Tutta colpa (o merito) di Beppe Grillo che nei suoi tour elettorali ha garantito: «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno».

Gli attivisti l’hanno preso alla lettera. Il primo giorno che sono sbarcati in Parlamento, ma anche nei Consigli regionali, si sono portati dietro proprio gli apriscatole. Il primo giorno della legislatura, alla Camera e al Senato, seduti nelle due file più alte dell’emiciclo («per controllare gli altri parlamentari»), i 5 Stelle hanno sistemato gli utensili sui banchi. Un simbolo per ribadire la volontà di trasformare il Palazzo in una casa di vetro. A dirla tutta gli impeti iniziali sono stati, almeno in parte, sgonfiati dopo i primi tre mesi di legislatura. Lo stesso Grillo ha sottolineato in un post l’inutilità del Parlamento e la necessità di ricostruirlo: «La scatola di tonno è vuota».

Il bavaglio, invece, non è una novità. È tornato più volte nelle proteste dei 5 Stelle. L’ultima volta pochi giorni fa, quando la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha deciso di interrompere il dibattito, impedendo a più di 160 parlamentari di intervenire in Aula, per evitare il naufragio del decreto Imu-Bankitalia, osteggiato fin dall’inizio dal MoVimento 5 Stelle.

Ma i parlamentari vicini al comico genovese hanno anche elaborato una «variante». Si sono legati un fazzoletto al polso. Sempre per simboleggiare il bavaglio. Per continuare la protesta contro la «tagliola» usata dalla Boldrini.

I 5 Stelle hanno anche rilanciato la maschera di Guy Fawkes, resa celebre dal film «V per Vendetta» di James McTeigue (per questo la v del MoVimento è maiuscola).

Guy Fawkes era un rivoluzionario inglese che all’inizio del Seicento, insieme con un gruppo di cospiratori cattolici, tentò di uccidere il re Giacomo d’Inghilterra e i membri del Parlamento, organizzando un’esplosione che, tuttavia, fu scoperta ed evitata. In tutte le manifestazioni dei 5 Stelle le maschere vanno a ruba.

Potrebbe sembrare strano ma Beppe Grillo e i suoi hanno puntato anche su San Francesco. Il MoVimento 5 Stelle è nato il 4 ottobre del 2009, proprio il giorno di San Francesco, per sottolineare la necessità che i rappresentanti degli italiani, che il comico ha chiamato spesso anche «dipendenti» dei cittadini, siano sobri. «Togliere i soldi alla politica», è uno dei comandamenti del MoVimento.

«Il poverello di Assisi cambiò il mondo e salvò la Chiesa cattolica dalla disgregazione con la forza dell’esempio e la rinuncia a ogni bene terreno – hanno scritto Grillo e Casaleggio in «Siamo in guerra» – La Rete è francescana, anticapitalista: nel Web le idee e la loro condivisione valgono più del denaro. I partiti vivono di soldi, di lobby, di strutture sul territorio: sedi, uffici stampa, dipendenti, giornali. In Rete tutto questo è un disvalore, non serve». Insomma, il web è francescano quanto il «non partito», che non accetta i rimborsi elettorali e che taglia anche del 70 per cento gli stipendi dei suoi eletti. Grillo ha talmente ribadito la sobrietà del MoVimento che quando Papa Francesco ha mostrato la volontà di tornare a una Chiesa senza fasti e più vicina alle persone, ha gioito: «Il Papa è grillino!».

Ovviamente tra i simboli non si possono ignorare le 5 Stelle: una per l’energia, una per la connettività, una per l’acqua, una per la raccolta rifiuti, una per i servizi sociali. A cercare di «demolire» il simbolo del MoVimento (peraltro di proprietà esclusiva di Grillo) è stato addirittura il presidente del Parlamento europeo. Nel maggio del 2013 Martin Schulz ha incontrato il premier Letta e ha detto: «La mia bandiera ha dodici stelle, sono il Movimento 12 stelle, per questo Grillo non mi fa paura».

Ma nell’orbita pentastellata ci sono anche simboli «scomodi». Come quell’occhio racchiuso in un triangolo che compare in un video prodotto dalla società guidata dal cofondatore del MoVimento, Casaleggio. Per i critici sarebbe la firma inequivocabile della Massoneria. L’ex Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Luigi Pruneti, storico specializzato in simbologia, ha confutato il teorema, chiarendo che l’occhio nel triangolo «rappresenta da millenni la divinità». Non solo simboli. La forza del MoVimento è nella comunicazione del comico genovese che con gesti, battute e soprannomi ha lanciato i 5 Stelle sul tetto della politica. Anche fisicamente visto che dodici deputati hanno occupato per due giorni il terrazzo di Montecitorio.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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