Alle Primarie Scalfarotto straccia D’Alema: “Cambiamo l’Italia, via i vecchi Pd”

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Nel 2005, quando si candidò alle primarie contro Romano Prodi e gli altri, ebbe difficoltà a raccogliere le firme necessarie. Ieri, invece, Ivan Scalfarotto ha «stracciato» Massimo D’Alema. Era capolista per la mozione di Matteo Renzi a Foggia: ha conquistato il 46 per cento dei voti contro il 28 dell’ex premier. Sorride Scalfarotto, 48 anni, deputato, una laurea in giurisprudenza e un lavoro come direttore delle Risorse umane di banche importanti.
Onorevole Scalfarotto, si aspettava una vittoria così netta contro D’Alema? Diventerà un simbolo…
«Era singolare che due persone così diverse e con profili molto definiti fossero contrapposte. Tra l’altro D’Alema si è speso parecchio, ha girato tutti i comuni, ha chiesto la fiducia sul suo nome. Ma la gente ha fatto un’altra scelta».
D’Alema le ha telefonato? Le ha fatto i complimenti?
«No».
Si aspetta una chiamata?
«Non abbiamo grandi frequentazioni, solo stima e cortesia reciproche».
È contento di aver vinto nella sua Foggia?
«Molto. Sono onorato di avere avuto questa opportunità che, insieme, è anche una bella possibilità per Foggia che di solito non è proprio centrale nella politica».
Cosa direbbe adesso a D’Alema?
«Di assumere un tono da padre della patria, se lo può permettere».
Tono che spesso non ha avuto nella campagna elettorale per le primarie…
«L’ho sentito parlare a Manfredonia. Ero in anticipo per la mia iniziativa e allora sono entrato nella sala in cui stava parlando D’Alema. Sono rimasto dieci minuti e non ho sentito da lui un solo contributo positivo ma la critica verso gli “effimeri personaggi della politica”. Citava Di Pietro e, ovviamente, Renzi. Credo che D’Alema abbia argomenti migliori di questi».
Perché simpatizzanti e iscritti del Pd hanno preferito in modo così netto Renzi e a Foggia la lista guidata da lei?
«Il messaggio che arriva da tutta Italia, e ovviamente anche da Foggia, è la richiesta gigantesca di cambiamento. Gli elettori del Pd ci hanno ricordato che la politica inefficiente non va sostituita con il nulla, come per i grillini, ma con la buona politica. Da questo voto la democrazia esce rafforzata».
La buona affluenza ai seggi è stata merito anche di Prodi e della Consulta che ha bocciato il Porcellum?
«Sicuramente. Prodi incarna lo spirito delle primarie e la sua scelta di andare a votare ha dato una mano. La sentenza della Corte costituzionale poteva creare un effetto contrario, più sfiducia. Invece la gente ha scelto di partecipare per chiedere ai partiti di rinnovarsi e di cambiare le cose. E Renzi ha proprio questo spirito».
I voti presi dal sindaco di Firenze nei circoli dimostrano che nonostante i critici e i gufi il Pd era scalabile anche da uno che non viene dall’area comunista.
«Il Pd resta l’unico a usare la parola partito e a non avere sulla sua bandiera un nome di persona. Già soltanto per questo era scalabile. Poi la vittoria di Renzi è stata irrefrenabile. Spesso le cose avvengono per rottura».
Come sarà adesso il Pd?
«Nasce con Renzi. Veltroni ha avuto l’intuizione teorica ma adesso il Pd non chiederà più ai suoi esponenti da dove vengono ma dove vogliono andare. Per la prima volta due quarantenni come Renzi e Civati esprimono più dell’80 per cento del partito e la loro storia politica è nata con l’Ulivo e con il Pd».
Il vecchio gruppo dirigente è stato del tutto cancellato?
«Sì, in maniera trasversale. E ora deve passare la mano. Cuperlo e il gruppo dirigente del passato hanno subito una sconfitta pesante».
E i «vecchi» che stanno con Renzi?
«La sconfitta riguarda anche loro. Il giudizio politico che esce fuori dalle primarie chiama in causa tutti quelli che hanno gestito il partito negli ultimi anni. Il Paese chiede che la sinistra timida che non ha saputo governare, che non ha cambiato la legge elettorale, che non ha tagliato i costi della politica, vada a casa. Serve una nuova sinistra, è già successo in Gran Bretagna, in Spagna, in Germania ma come al solito in Italia le cose accadono con quindici anni di ritardo».
Dunque Franceschini e gli altri che sono saliti sul carro del vincitore non riusciranno a restare in sella?
«Matteo è stato netto. Ascolteremo tutti ma guidiamo noi. Di certo, comunque, le correnti non hanno più senso, dobbiamo lavorare insieme».
Ma il discorso di Renzi non le è sembrato più da candidato premier che da segretario del Pd?
«È stato un discorso da leader politico, mi è piaciuto molto».
Ci saranno conseguenze sul governo Letta?
«Non temo riflessi sull’esecutivo, se non positivi. Certo con la scissione a destra il Pd dovrà farsi carico ancora di più della responsabilità di governare. Non credo che Renzi deluderà il Paese, l’investimento di fiducia su di lui è evidente e sarebbe criminale non essere all’altezza».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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