L’ultimo bluff dei partiti sui rimborsi elettorali

Altro che abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. I rimborsi elettorali spariranno ma i movimenti continueranno a incassare. E pure tanto. Secondo le previsioni degli stessi tesorieri, la nuova legge, in discussione in questi giorni in Parlamento, regalerà ai movimenti politici 76 milioni di euro per ogni legislatura. Poco meno della cifra su cui possono contare ora: 91 milioni.
Ieri la Camera ha dato il via libera ai primi articoli del ddl Letta. Al comma 1 il provvedimento stabilisce che «il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento sono aboliti». Ma non subito e una volta per tutte. Il testo prevede che l’azzeramento dei fondi avvenga in maniera progressiva. I partiti smetteranno di avere i rimborsi elettorali nel 2017. Sono previste riduzioni percentuali annue: 40 per cento nel 2014, 50 per cento nel 2015 e 60 per cento nel 2016. Per ora, dunque, i partiti continueranno a incassare. A luglio scorso hanno avuto i primi 91 milioni di euro (tranne il MoVimento 5 Stelle che ci ha rinunciato). La seconda rata arriverà a gennaio 2014.
<WC1>Il secondo comma dell’articolo 1 stabilisce che la legge disciplina «le modalità per l’accesso a forme di contribuzione volontaria fiscalmente agevolata e di contribuzione indiretta fondate sulle scelte espresse dai cittadini e a benefìci di natura non monetaria in favore dei partiti politici che rispettano i requisiti di trasparenza e democraticità da essa stabiliti». E proprio qui c’è il gioco di prestigio. La legge prevede, infatti, che i partiti possano contare sul meccanismo del 2 per mille versato dai contribuenti. Se si considerano anche le detrazioni, fanno 76 milioni di euro ogni quinquennio. I calcoli li ha messi nero su bianco il vice tesoriere del Pdl Maurizio Bianconi, che ha tentato invano di contrapporsi alle nuove norme.
A dirla tutta, il ddl prevedeva anche di assegnare sedi gratis ai partiti e di pagare le loro bollette. Ma i tesorieri hanno deciso di cancellare la norma. Anche perché l’hanno sempre ritenuta impossibile da realizzare. In ogni caso l’esborso da parte dello Stato sarebbe stato molto rilevante. Mantenere le sedi nazionali e provinciali di un grande partito costerebbe almeno 7-8 milioni di euro all’anno. Quasi 40 milioni per una legislatura. Considerati, almeno, 3-4 partiti si supererebbero i 100 milioni di euro. A quel punto sì che la legge per abolire i rimborsi elettorali sarebbe diventata diabolica.
In questi giorni in Parlamento si tratta. Gli emendamenti potrebbero cambiare il testo. Il Pdl ha insistito perché venisse levato, o almeno alzato, il tetto per le singole donazioni: i Democratici avevano posto il limite a 100 mila euro, i berluscones l’hanno ritenuta una manovra per impedire che il fondatore di Forza Italia possa finanziare liberamente il suo partito. Alla fine l’accordo ha reso possibili singole donazioni per 300 mila euro. Ci ha provato anche Sel. Il deputato e tesoriere Sergio Boccadutri ha avanzato un emendamento ad personam: chi è condannato in via definitiva per corruzione, concussione o per frode fiscale (Berlusconi), non può finanziare i partiti o movimenti politici. Il divieto si estende anche «alle persone giuridiche amministrate, controllate o partecipate in misura superiore al 20%» dalle persone condannate per quei reati fiscali e contro la pubblica amministrazione. La norma presentata da Sel prevede anche una sanzione amministrativa per chi violi la regola, «pari a tre volte la somma o il valore dell’erogazione prestata». Una regola che non dovrebbe passare. Il Pdl ritirerà inoltre l’emendamento sulla depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti. Alla fine si faranno i conti. Di certo la legge che doveva abolire il finanziamento pubblico potrebbe far spendere più soldi ai cittadini. E dire che negli ultimi vent’anni lo Stato è stato piuttosto generoso, nonostante il referendum del 1993 che ha imposto di azzerare i soldi ai partiti. Secondo la Corte dei conti, dal 1994 al 2008 i partiti hanno avuto 2,2 miliardi di euro di rimborsi elettorali a fronte di 580 milioni di euro di spese documentate. Quasi quattro euro per ogni euro impegnato. Altro che rimborsi.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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