Parte il risiko per il Letta bis. Al Pd servono 11 senatori

Le dichiarazioni ufficiali si soffermano sull’«agibilità politica» di Berlusconi e sui rischi che inevitabilmente deriverebbero dalla «cacciata» del Cavaliere dal Senato. Nelle segreterie dei partiti, invece, si fanno i conti. La possibilità che il Pdl tolga il sostegno all’esecutivo di larghe intese è considerata realistica. Dunque tutti col pallottoliere in mano.
Alla Camera non ci sono problemi. Il premio di maggioranza previsto dal Porcellum ha regalato una larga supremazia al Partito democratico. È il Senato, in cui la legge elettorale distribuisce i seggi su scala regionale, a essere in bilico.
Il numero magico, cioè la maggioranza assoluta, è 161. Difficile da raggiungere ma non impossibile. Il Pd ha 108 senatori, Scelta Civica 19, Sel 7. Poi ci sono le Autonomie, che hanno dieci rappresentanti. Fanno 144 senatori. Questa è la soglia che si raggiungerebbe se Pdl e Gal decidessero di levare la fiducia al governo guidato da Enrico Letta.
Mancherebbero, dunque, «soltanto» 17 voti. Non tantissimi. Del resto già i senatori a vita sono 6. Ma è al MoVimento 5 Stelle e allo stesso Pdl che guardano gli strateghi del Partito democratico.
Tra i 50 senatori 5 Stelle ce ne sarebbero in bilico almeno 7. A quel punto, se questi decidessero di lasciare Beppe Grillo per sostenere quel «governo di cambiamento» che l’allora segretario Bersani aveva ipotizzato all’inizio della legislatura, mancherebbero 5-6 voti. Questi ultimi potrebbero arrivare dai «filogovernativi» del Pdl. Dalle colombe che ogni giorno consigliano al Cavaliere di non mischiare le sue vicende giudiziarie con il destino delle larghe intese. «In caso di crisi sono pronti a uscire dal Pdl almeno 8 senatori», confida un dirigente Democratico che da giorni fa i conti. A questo punto l’idea di un Letta bis non sarebbe roba da fantascienza.
Tra i 91 senatori del Pdl da giorni si rincorrono le ipotesi. Ovviamente i big del partito negano anche l’ipotesi che ci sia qualcuno determinato a fare il salto della quaglia e riaffermano, come un mantra, la «compattezza» del gruppo. Ma nei corridoi di Palazzo Madama l’eventualità che si formi un piccolo esercito di responsabili è considerata molto probabile. Proprio per questo i falchi del partito sono giorni che mettono le mani avanti: «Personalmente credo che non si possa stare seduti al fianco dei carnefici di Silvio Berlusconi, dobbiamo essere tutti compatti» ha detto Daniela Santanchè.
Il capogruppo al Senato, Renato Schifani, l’ha confermato: «Abbiamo registrato una fortissima compattezza di tutti i senatori. Abbiamo manifestato la grande solidarietà a quei senatori che in alcuni articoli erano stati indicati come traditori. Il partito è unito – scandisce il capogruppo – ed è pronto a qualunque tipo di battaglia». Sarà davvero così? In molti, a Palazzo Madama, scommettono di no.
Altro versante. Nel MoVimento 5 Stelle la possibilità di nuovi addii è evidente. «È doveroso coinvolgere tutti i nostri attivisti per decidere quale strada è la migliore per attuare il nostro bellissimo programma di 20 punti per uscire dal buio e per non lasciare nessuno indietro. La mia proposta è di essere pronti a un dialogo con le altre forze politiche considerando che l’eventuale rottura fra Pd e Pdl aprirebbe uno scenario di crisi di governo dove i nostri voti al Senato potrebbero essere decisivi dando al M5S un grande potere contrattuale nelle consultazioni» ha scritto ieri su Facebook il senatore Luis Alberto Orellana. «Un dialogo – spiega – che potrà portare a tutto come a niente. A tanto o a poco. Dipenderà dalle nostre capacità negoziali e dalla buona volontà di dialogare degli altri. Un dialogo, come quello in atto in Sicilia, che ci consente di incidere nelle decisioni regionali siciliane». Orellana insiste: «Un dialogo come quello di aprile scorso nei famosi colloqui in diretta streaming: non è quindi nel nostro dna evitare il dialogo ma è una scelta che ci siamo imposti e che invito a riconsiderare». Sulla possibilità di future alleanze con altri partiti, il senatore del M5S sottolinea: «Tutto da capire e da verificare per carità. Non ho certezze e tanti dubbi, ma non posso smettere di pensare che un esplicito coinvolgimento e pronunciamento degli attivisti sia imprescindibile. Non voglio dettare la linea, non voglio creare spaccature, non pretendo di comandare, voglio quello che sempre abbiamo voluto: il coinvolgimento di chi ci ha votato e la realizzazione del nostro programma a 5 Stelle». La porta sembra aperta.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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