M5S, espulsa la Gambaro. Salvi tutti gli altri

L’espulsione dal MoVimento 5 Stelle della senatrice Adele Gambaro è stata confermata. Tutto secondo programma. Dopo la bocciatura dei colleghi di Camera e Senato (il «Codice di comportamento» prevede che i due gruppi decidano insieme, anche se la Costituzione concede piena autonomia alle Camere), è arrivata la ratifica della «Rete». O meglio, degli iscritti al MoVimento 5 Stelle. S’è votato ieri sul blog di Grillo, dalle 11 alle 17. Il risultato è arrivato prima delle 18. Poche righe, senza appello: «Le operazioni di voto si sono concluse. Gli aventi diritto erano 48.292, di questi hanno votato in 19.790. Il 65,8% (pari a 13.029 voti) ha votato per l’espulsione, il restante 34,2% (pari a 6.761 voti) ha votato per il no. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato». La Gambaro è fuori, dunque, anche se quasi il 35 per cento di contrari alla sua espulsione disegna una spaccatura sui metodi applicati dal non partito. A nessuno sono piaciute le parole della senatrice che, dopo aver in questi mesi evitato il confronto con i colleghi, ha attaccato duramente Grillo in tv, definendolo «il problema del MoVimento 5 Stelle» e accusandolo di aver fatto perdere voti con i suoi toni eccessivi. Tuttavia espellerla è ridicolo, oltre che un boomerang.
Subito dopo l’intervista a SkyTg24 della Gambaro, il blog ha scritto: «La senatrice Adele Gambaro ha rilasciato dichiarazioni lesive per il M5S senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l’immagine del M5S con valutazioni del tutto personali e non corrispondenti al vero. Per questo i gruppi parlamentari riuniti del M5S Camera e Senato ai sensi del Codice di Comportamento, hanno deliberato a maggioranza di proporre l’espulsione dal gruppo parlamentare del Senato di Adele Gambaro. In occasione delle Parlamentarie, Adele Gambaro aveva promesso che nel caso di disaccordo con la linea del M5S, avrebbe dato le sue dimissioni dal Parlamento, cosa non avvenuta». Poi c’è stato il voto. Ora il confronto è ancora più infuocato. Proprio per disinnescare le tensioni il MoVimento ha deciso di bloccare il procedimento di espulsione della deputata sarda Paola Pinna, colpevole di aver denunciato il clima da «psicopolizia» e di essersi schierata con la collega espulsa e contro Grillo: «Meglio la libertà della schiavitù», ha detto in un’intervista a «La Stampa».
Gli «integralisti» stessi avrebbero frenano sulla sua espulsione perché la deputata sarda «sarebbe solo interessata a non restituire i soldi della diaria» e «noi la vogliamo mettere spalle al muro con i fatti». Disinnescata anche l’ennesima lite con Tommaso Currò, da tempo critico per le strategie del MoVimento.
Resta, in tanti, l’amarezza. La senatrice Serenella Fucksia definisce la votazione sulla Gambaro «una scelta sbagliata» e si augura che il MoVimento cresca grazie agli errori compiuti.
Il primo a difendere la senatrice bolognese è stato il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia. Lui è stato espulso dal non partito con un post sul blog. Ieri ha attaccato: «Se non c’è una società terza a certificare il voto, la senatrice Gambaro è legittimata a non riconoscerne l’esito, questo è l’abc della democrazia e vale anche per altri parlamentari che dovessero venire espulsi perché non condividono la deriva polpottiana del Movimento».
Attacca il professor Paolo Becchi. Il giurista, vicino al MoVimento 5 Stelle, se l’è presa con l’editoriale di Marco Travaglio sul «Fatto». Il giornalista, pur riconoscendo il percorso compiuto dal MoVimento, ha stigmatizzato l’espulsione della Gambaro, giudicandola un errore.La replica di Becchi è stata netta: «Grillo ha “toccato” Ingroia… e Travaglio riscopre la “democrazia interna” al M5S. Occhio ragazzi…» ha scritto su Twitter.
Non mancano nemmeno tensioni in Aula a Montecitorio, dove il deputato di Scelta Civica Angelo Cera, ha dato dei «coglioni» ai deputati del M5S. Inutilmente i parlamentari Sibilia e Fraccaro ne hanno chiesto l’espulsione dall’emiciclo. Il partito di Cera si rammarica: “In un’Aula parlamentare tutti hanno il dovere, in ogni caso, di usare espressioni e atteggiamenti coerenti con il rispetto delle istituzioni». Cera si è difeso: «Sono contrario a qualsiasi forma di violenza e sono abituato a risolvere ogni questione sul piano esclusivamente dialettico. La mia è stata una reazione (verbale) dovuta alla preoccupazione nel vedere un parlamentare dei Cinque Stelle avanzare in maniera minacciosa verso l’onorevole Lorenzo Cesa».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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