Vince Marino, trionfa Bettini. E ora parte la corsa alla poltrona

L’ottimismo del centrodestra romano dura 25 minuti. Alle 15.25 il comitato di Alemanno decreta formalmente la vittoria del candidato sindaco del centrosinistra, Ignazio Marino. Al Tempio di Adriano, a piazza di Pietra, quartier generale di Pd e company, esplode l’entusiasmo. I militanti di centrosinistra che applaudono il sindaco di Roma di centrodestra. In diretta, con tanto di megaschermo. Sembra fantascienza. La vittoria del chirurgo è nettissima. Conquista il 63,9 per cento contro il 36,1 di Alemanno. Ma il protagonista delle elezioni è stato il partito del non voto. Nella Capitale è andato alle urne soltanto il 44,9 per cento, 7 punti in meno rispetto al primo turno. Eppure la direzione è chiara: il centrosinistra conquista tutti e quindici i Municipi. Un «cappotto». Che, tuttavia, non può far trionfare Marino, visto che è stato scelto dalla metà dei romani. Più che una vittoria del chirurgo (che pure ha fatto una campagna elettorale in crescendo) è una sconfitta di Alemanno e del Pdl, incapaci di soddisfare il desiderio di discontinuità dei cittadini che nel 2008 avevano riposto le loro speranze nell’ex ministro dell’Agricoltura. La campagna elettorale del centrodestra, orientata, soprattutto nelle ultime due settimane, alla demonizzazione dell’avversario, ha peggiorato le cose.  Alla fine esce trionfatore ancora una volta l’ex coordinatore nazionale del Pd Goffredo Bettini. Da tre anni e mezzo ha scelto di non ricoprire incarichi istituzionali. Una decisione rarissima nell’agone politico attraversato dalla smania di poltrone. È stato lui l’inventore delle candidature a Roma di Rutelli e di Veltroni. È stato lui a scommettere su Ignazio Marino, come possibile segretario dei Democratici, e, pochi mesi fa, come candidato sindaco. Non erano tutti d’accordo nel partito. Anzi. Ma il profilo di Marino, il più distante dalle logiche politiche tra quelli che potesse scegliere il centrosinistra, ha funzionato. Chissà se quelli che sostenevano che schierare il chirurgo fosse un errore imperdonabile, adesso avranno l’onestà di riconoscerlo. «Ho creduto fin dall’inizio in questa candidatura, ma poi la scelta è stata autonoma e tutta di Marino, perché fare il sindaco di Roma è un’impresa difficile» ha detto Bettini ai microfoni del TgLa7. «Marino è un uomo che ha dato una visione, con un’attenzione persino maniacale verso i problemi delle persone e poi penso abbia pagato la sua libertà – spiega ancora Bettini – L’unico consiglio che gli ho dato è stato “ascolta tutti ma fai quello che ti dice il cuore e difendi sempre i tuoi sentimenti, la tua empatia, il tuo modo di essere” e questo ha funzionato». Bettini nota: «A Roma andiamo bene quando mettiamo in campo l’innovazione politica, lo fu Rutelli nel ’93, Veltroni lo fu dopo, adesso lo è Marino». E su Alemanno non affonda: «Odio chi infierisce sugli avversari, Alemanno in questo ha fatto male. Lui ha combattuto, ha fatto la sua battaglia, ha perso e credo che lui abbia pagato una squadra che gli stava intorno non all’altezza di Roma». Un altro dei primi sostenitori di Marino non trattiene l’entusiasmo. Per Michele Meta, deputato del Pd, il saldo dell’amministrazione Alemanno è stato «negativo» e Roma ha perso smalto, ha perso forza, nel rapporto con un governo nazionale a trazione nordista, restando sempre subalterna». Merita una menzione particolare anche il segretario del Pd Lazio, Enrico Gasbarra. Dall’anno scorso a oggi è stata un’avanzata imprevedibile. Prima la riconquista di Rieti, adesso Viterbo, ripresa dal centrosinistra dopo vent’anni. La coalizione messa in campo dal Pd ha vinto anche a Fiumicino e a Formia. Nel partito delle correnti e dei veti incrociati è roba da miracolo. Alla fine il comitato di Marino si riempie. Una folla di romani aspetta il sindaco a piazza di Pietra. Lui si emoziona. Ripete le parole «responsabilità» e «orgoglio». Sa che non l’aspetta un compito facile. Arrivano in fretta e furia in piazza anche quelli che non ti aspetti. Quelli che in questi ultimi anni hanno tifato per Alemanno. Almeno fino a due settimane fa. Adesso, ovviamente, provano a salire sul carro del vincitore. Nel Tempio di Adriano sfilano vecchie facce conosciute del centrosinistra romano. Imprenditori. Manager. Presunti «tecnici». Con Marino in Campidoglio e Zingaretti in Regione una poltrona potrebbero ottenerla. Forse.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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