Meno tasse e più servizi, la Roma a 5 stelle di De Vito

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Bus e metro che funzionano, meno tasse, raccolta differenziata e una casa a chi non ce l’ha. Questa è la Roma che immagina Marcello De Vito, candidato sindaco di Roma del MoVimento 5 Stelle.Si voterà il 26 e 27 maggio.

De Vito non ha dubbi: «Mi sembra che il consenso verso il MoVimento sia in crescita. Arriverò al ballottaggio».

Al posto di chi?

«Non lo so. Io, Marino e Alemanno siamo molto vicini».

Cosa l’ha colpita di più in questa campagna elettorale?

«Il calore delle persone. Tutte quelle che ci hanno detto di non mollare».

C’è un episodio in particolare?

«Una frase. Ce l’ha detta un noto imprenditore romano: “Voi 5 Stelle siete l’ultima opportunità per Roma e gli unici credibili”».

Chi era il noto imprenditore?

«Non voglio dirlo. Ma non dimenticherò quello che ha detto».

Ha sfatato il mito che i 5 Stelle siano soltanto ragazzi con molta fantasia…

«È vero, è un falso mito. Per noi la partecipazione dei cittadini è la priorità e in queste settimane abbiamo avuto incontri con tutti. Mi sembra che l’impressione che abbiamo lasciato sia positiva. Abbiamo ricevuto molte proposte, io sono un portavoce, lo sarei anche da sindaco».

Come immagina la Capitale nel futuro?

«Abbiamo un progetto per Roma per i prossimi venti anni. Vorremmo che diventasse una Capitale mondiale, soprattutto nel turismo, un settore dove negli ultimi anni abbiamo perso posizioni. Immagino una città in primo piano per l’ecologia e il rispetto del territorio. Infine una Capitale intelligente, più informatizzata, che renda semplici gli adempimenti per cittadini e imprese».

Non le è piaciuta la Roma del sindaco Alemanno?

«Troppi passi indietro sia sotto il profilo economico sia sotto quello etico».

Le prime tre cose che farebbe in Campidoglio?

«Subito la revisione dei conti per tagliare la spesa e diminuire le tasse locali. Poi il reddito di cittadinanza: una serie di esenzioni nel pagamento dei servizi. Infine la rivoluzione della mobilità e una diversa politica sui rifiuti».

Pensa alla strategia «rifiuti zero»?

«Esatto. Si può spingere sulla raccolta differenziata per arrivare al 70% in 5 anni, valorizzando i rifiuti, ritenendoli una risorsa e non un costo».

L’emergenza abitativa?

«Utilizzeremo il patrimonio immobiliare del Comune, lo riqualificheremo e faremo ripartire i progetti di edilizia popolare».

Fin dall’inizio di questa avventura ha ingaggiato una battaglia senza sosta con i contratti derivati. Com’è la situazione?

«I contratti sottoscritti dal 2002 al 2008, che hanno intossicato i bilanci di Roma, valgono 6 miliardi di euro. Un record. Ma conosciamo solo in parte i documenti perché Alemanno ce li ha forniti in questi ultimi giorni mentre il commissario per il debito ce li ha sempre negati. Quello che è certo è che le giunte di Sinistra hanno provocato il dissesto finanziario, quella di destra ha coperto lo scandalo».

Dice, come Grillo, che Pd e Pdl sono complici?

«È evidente, sono la faccia della stessa medaglia».

A proposito, Grillo che le ha detto?

«Gli abbiamo spiegato il programma. Lui ha apprezzato molto il gruppo romano».

Anche se il MoVimento a Roma ha avuto una storia piuttosto difficile. I quattro eletti alle elezioni comunali del 2008, allora c’erano gli «Amici di Beppe Grillo», hanno traslocato nei partiti tradizionali…

«Quella era preistoria. Oggi il MoVimento è un’altra cosa. È molto unito e preparato, più maturo».

Rinuncerebbe a qualche privilegio da sindaco?

«L’auto blu. Continuerò sempre a prendere l’autobus e la metropolitana. Anche per capire le necessità dei cittadini. Marino, Alemanno e Marchini vivono su un altro livello, molto distante dalle persone comuni».

Quanto ha speso per la campagna elettorale?

«Diecimila euro, grazie ai contributi dei romani».

La raccolta fondi per l’evento di venerdì sera con Grillo a Piazza del Popolo va a rilento. Avete poco meno di 8 mila euro. Ne servono 40 mila.

«Ce la faremo. Per donare qualcosa basta collegarsi al sito internet http://www.roma5stelle.org».

Chi apprezza di più dei suoi avversari?

«Ho conosciuto di più Marino, Alemanno e Marchini. Non mi farei governare da nessuno dei tre. I primi due perché hanno dietro partiti che hanno fallito. Invece Marchini è un imprenditore e, come tale, ha un enorme conflitto di interessi».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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