Cicchitto: “I danni del centrino di Monti rischiano di travolgere il Paese”

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Presidente Cicchitto, a due settimane dalle elezioni il quadro politico è piuttosto complicato. Partiamo dal centrosinistra. Crede che Bersani e Vendola possano vincere le elezioni?
«La Sinistra ha fatto un’operazione politica, l’alleanza con Vendola, che se dovesse andare al governo ci porterebbe alla rovina. Due fattori contribuiscono a deteriorare il sistema politico. Il primo è che nel Pd ha prevalso la tradizione post comunista di Bersani mentre Renzi sarebbe stata una grande occasione di modernità che avrebbe inevitabilmente spinto anche il centrodestra a scelte d’innovazione. Il secondo fattore è che il Pd ha puntato al mantenimento di questo sistema elettorale, che è molto negativo: allontana le persone dalla politica e disconosce i meriti di chi ha consenso sui territori. Nemmeno le primarie sono state risolutive, visto che “orientate” dal partito. Insomma, la Sinistra è forte ma minoritaria. Vale il 30%, al massimo il 35%. Meno di un’aggregazione che mettesse insieme tutti i moderati e tutto il centrodestra».
Intende un centrodestra teorico, quello che si poteva costruire con Monti e i suoi alleati?
«Esatto. Ci sono state due possibilità. La prima quando Berlusconi ha fatto un passo di lato, mettendo in pista Alfano e offrendo all’Udc un terreno fertile per un’alleanza ma Casini ha messo una condizione impossibile: l’eliminazione di Berlusconi dalla scena politica. Pensava di ereditare almeno una parte del nostro consenso ma la sua s’è dimostrata una convinzione fallace: gli elettori delusi dal Pdl hanno deciso di astenersi e, giusto alcuni, di avvicinarsi a Grillo. Poi c’è stata la seconda occasione di costruire un ampio campo dei moderati. Con Monti. Malgrado il suo pessimo governo, le sue politiche recessive costruite soltanto sull’aumento delle tasse, sembravano esserci le condizioni politiche. Allora Berlusconi ha proposto al Professore di federare i moderati».
Ma anche stavolta non c’è stato niente da fare…
«Monti non ha accettato perché riteneva che il Pdl si sarebbe liquefatto».
Il Professore ha preferito costruire, insieme con Fini e Casini, una lista di centro.
«Sì, un centrino che è il principale responsabile del pantano politico in cui ci troviamo. Da parte loro c’è stato un tentativo di omicidio finito in un suicidio politico. Ormai Casini e Fini sono spolpati dall’alleato maggiore, Monti, che ha come unica prospettiva quella di allearsi con la Sinistra. Invece il Professore aveva la possibilità di mantenere la parola data, cioè di non ricandidarsi rimanendo a disposizione del Paese, oppure, se proprio voleva presentarsi alle elezioni, doveva cogliere l’opportunità di fare un’operazione di grande respiro, federare i moderati. Alla fine non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Adesso il centro di Monti esprime davvero il peggio che si può avere: da un lato ci sono Casini e Fini, ridotti al lumicino, dall’altro il Professore esprime la linea rigorista e recessiva dell’Europa».
Crede che Monti, Casini e Fini possano davvero allearsi, dopo le elezioni, con Bersani e Vendola?
«Con Bersani. Con<ET>Vendola no. Dunque all’orizzonte si profilano altri guai. Il Paese rischia di essere ingovernabile».
Presidente Cicchitto, ma lei crede che Berlusconi e il Pdl possano fare meglio?
«Giochiamo la nostra partita cercando di recuperare gli elettori delusi. Vede, sono evidenti le arrabbiature per come è andata questa legislatura, le polemiche, le tensioni, le scissioni. Tuttavia noi faremo ogni sforzo per non essere subalterni a una linea, quella europea, fondata solo sull’aumento della pressione fiscale. Basta valutare il bilancio definito in questi giorni».
Il Pdl e i suoi alleati recupereranno ancora terreno?
«Mi auguro di sì. Alla fine la gente arriva al nodo politico: gli altri mettono la patrimoniale e alzano le tasse. Noi siamo la possibilità, non dico la certezza, di misurarci con la crescita senza penalizzare ancora una volta gli italiani».
Le è dispiaciuto che la Meloni abbia detto di essersi vergognata del Pdl?
«Sono molto sorpreso. Non si era vergognata quando il Pdl le ha affidato incarichi significativi. In ogni caso, diversamente dalla Meloni, io sono garantista e distinguo. Mi sono vergognato anch’io della Minetti e di Fiorito, anche se per quello che riguarda quest’ultimo non c’è nessuna polemica da fare perché è stato cacciato subito dal partito. Ma non metto sullo stesso piano dei primi Dell’Utri e Cosentino. In caso contrario sarebbero le Procure a decidere le nostre liste alle elezioni».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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