Monti scippa a Grillo il politometro

Chissà se è stato un caso che Mario Monti, a Ballarò, ha ricordato più volte Beppe Grillo. Il Professore ha riconosciuto di condividere con il comico la convinzione che né il Pdl né il Pd siano in grado di guidare il Paese. Non solo. Ha anche ribadito la necessità di mettere in riga i politici, a cui il premier assicura, in caso di vittoria alle elezioni, di ridurre i privilegi, e di limitare drasticamente il finanziamento ai partiti. Pazienza se Beppe lo abbia ribattezzato «Rigor Montis» e due giorni fa gli abbia dato anche dell’«esorcista», ricordando che il Professore non è altro che «il curatore fallimentare» di un Paese, il nostro, che è già fallito da tempo.

Stavolta è Monti a giocare un tiro mancino al comico genovese. Due giorni fa il governo ha approvato quello che Grillo chiama «politometro». Un’idea che è tra i punti principali dell’Agenda di Beppe. È un redditometro a misura di politico. La norma approvata dall’esecutivo obbligherà gli amministratori pubblici (esclusi deputati e senatori, che hanno l’autonomia legislativa) a pubblicare su internet non solo i loro redditi ma anche la situazione patrimoniale fino al secondo grado di parentela. Un sindaco, un consigliere, un assessore o un presidente di Regione, insomma, dovranno rendere pubblico, ogni anno, stipendio, immobili e quant’altro anche nella disponibilità della propria moglie e dei propri fratelli. Un modo con cui i cittadini possono verificare il reale arricchimento dei loro rappresentanti ed eventuali conflitti di interesse.
Il provvedimento, tra l’altro, non dovrà passare in Parlamento, visto che è una delega che Montecitorio e Palazzo Madama hanno passato a Palazzo Chigi. Un testo, di cui s’è occupato a lungo il ministro Filippo Patroni Griffi, che vanifica la principale e suggestiva proposta del MoVimento 5 Stelle. Certo, Grillo fa un passo in più. Promette anche che i politici dovranno «restituire il maltolto». Ma questa è un’altra storia. Secondo il decreto varato dal governo, i siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni dovranno prevedere una apposita sezione chiamata «Amministrazione trasparente». I dati raccolti saranno evidenti, precisano dal Ministero. Infatti «non potranno essere usati filtri e altre soluzioni tecniche atte ad impedire ai comuni motori di ricerca web di indicizzare i dati ed effettuare ricerche».
È soddisfatto il ministro Patroni Griffi che, dopo aver dovuto mettere nel cassetto, per colpa dei partiti, il suo piano di riduzione delle Province, ha portato a casa un risultato importante: «Più trasparenza significa combattere la corruzione. Proprio per questo il pacchetto approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri è un passo importante per fermare il malcostume. Consentirà ai cittadini di accedere a più informazioni e dunque sarà di stimolo alla pubblica amministrazione affinché lavori meglio». Patroni Griffi aggiunge: «Con questo atto ci mettiamo in linea con il Foia statunitense e poniamo una pietra basilare per la trasparenza. Infine abbiamo affermato un principio semplice. I titolari di organi politici, a livello di governo centrale e locale, devono rendere pubblici i loro stati patrimoniali. E devono aggiornarli anno per anno. In questo modo i cittadini, con un click, possono verificare se i politici, magari per effetto dei loro incarichi, si stanno arricchendo o no». Parole sante, soltanto un po’ più eleganti di quelle usate in tanti comizi da Beppe Grillo.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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