E se sulla tv avesse ragione Grillo?

Beppe Grillo “sconsiglia” agli attivisti di partecipare ai talk show televisivi. Annuncia anche che presto nel MoVimento 5 Stelle saranno espressamente vietati. Il comico non rinuncia a lanciare un editto contro Lerner, Formigli e Fazio (in rappresentanza di tutti gli altri) e ad attaccare, in modo eccessivo e volgare, la brava consigliera comunale bolognese Federica Salsi, rea di aver partecipato a Ballarò.

Ma al di là delle esagerazioni tipiche del comico genovese, io credo che la sostanza non sia sbagliata. Anzi. La logica della televisione impone inevitabilmente che sia massimizzato l’audience, per cui i telespettatori, come direbbe Paul Ginsborg, autore di un bellissimo saggio dulla democrazia (“La democrazia che non c’è”, Einaudi 2006), sono considerati membri del mercato, non cittadini. Dunque i programmi sono pensati soprattutto come intrattenimento e la politica diventa mediatica, “da vedere più che da vivere”. In questo contesto perché un MoVimento nato e cresciuto sulla Rete dovrebbe inondare le tv nazionali con i suoi rappresentanti che, tra l’altro, rischiano di essere massacrati da conduttori e ospiti più esperti? Meglio abbandonare i talk show, dunque, e frequentare le tv locali, in cui è più semplice discutere di cose concrete.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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Una risposta a E se sulla tv avesse ragione Grillo?

  1. crimson74 ha detto:

    Proprio oggi da me riflettevo sul fatto che il ‘talk show politico’ mi pare un genere tipicamente italiano, soprattutto per le dimensioni che ha raggiunto (non c’è sera in cui ci salvi, o quasi); all’estero non è così: negli USA per dirne una la tv non è usata per dibattiti, ma soprattutto per gli spot; la campagna elettorale si gioca soprattutto nei comizi pubblici, mentre Obama è stato il primo a scoprire le potenzialità della Rete. Gli stessi tra dibattiti televisivi trai candidati alla Presidenza sono eventi che fanno audience, ma non spostano di molto il consenso. Nessuno negli USA si meraviglierebbe per come Grillo conduce la campagna elettorale: in mancanza di soldi, comizi e Internet; viceversa qui viene visto come un sovversivo che ‘rifiuta il confronto’, ossia rifiuta di andare a fare salotto assieme alle solite stesse 15 – 20 persone che girano per le varie trasmissioni televisiva…

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