Cicchitto: “Casini ha giocato contro Alfano”

 Da un lato il governo Monti, che deve farsi sentire in Europa.  Anche perché i risultati che sembrava aver raggiunto nel vertice con la Germania si sono rivelati soltanto «mediatici».  Dall’altro lato la sfida del partito.  Il capogruppo alla Camera del Pdl, FabrizioCicchitto, va a tutto campo.
Onorevole Cicchitto, lo spread è a 500.  Se l’aspettava?
«C’è un problema serio.  Stavolta ho l’impressione che Monti abbia straparlato.  Intanto voglio dire che gli italiani hanno dato tutto quello che potevano.  Facciamo i conti: 260 miliardi di tagli lineari realizzati da Berlusconi e Tremonti, a cui aggiungere i 60-70 di Monti, con la riforma delle pensioni e l’aumento della pressione fiscale».
Ma non basta…
«Restano due punti deboli: il debito pubblico e la crescita bassissima, anzi la recessione.  Ma anche due forti: è diminuito il rapporto tra debito e Pil e abbiamo un elevato avanzo primario».
Ma in questo quadro lo spread lievita.
«È clamoroso.  Il problema allora non era Berlusconi, come adesso non è Monti.  Eppure Enrico Letta mise in conto proprio a Berlusconi 150 punti di spread.  Buttiglione, che fu più “generoso”, addirittura 300.  Tutte balle.  I problemi sono il debito pubblico, l’assenza di crescita e l’Europa».
Qui Monti qualche responsabilità ce l’ha…
«Ci aveva detto che era uscito vincitore dal vertice con la Merkel del 28 e 29 giugno.  Forse solo nell’immediato, sul terreno di una brillante operazione mediatica, perché adesso i tedeschi hanno bloccato tutto.  Il fondo antispread è congelato mentre la speculazione finanziaria è di nuovo all’attacco.  L’unica vera operazione realizzata il 28 e 29 giugno è stata in favore del sistema bancario spagnolo.  Niente di più. È ingeneroso che ora Monti se la prenda con alcuni giornali e con l’incertezza politica data dalle prossime elezioni».
Staccherete la spina al governo?
«No.  L’esecutivo non rischia, anche per la debolezza internazionale nel suo complesso.  Nessuno aprirà una crisi di governo, benché il decreto sui tagli alla spesa sia durissimo e creerà problemi agli italiani.  Non solo.  Il decreto sviluppo è debole: s’era parlato di 80 miliardi ma invece nel piatto non c’è un euro.  Al netto di tutto ciò, cioè con provvedimenti non proprio brillanti, gli speculatori rilanciano e l’Europa è ferma».
Cosa chiede a Monti e al suo governo?
«Che invece di fare polemiche e sostenere che lo spread è meglio adesso di quando c’era Berlusconi o di attaccare i giornali, si attrezzi allo scontro europeo».
Ma quindi dopo tutti questi mesi il problema è sempre la Germania…
«È così, ed è un problema gigantesco.  Bisognerebbe analizzare le responsabilità iniziali di Ciampi e Prodi di dar vita a un’Europa così squilibrata.  Ma adesso i tedeschi stanno peggiorando le cose».
Sul terreno dei partiti le cose non vanno molto meglio.  Ma Berlusconi si ricandida davvero?  Prima ha detto no, poi sì, adesso Alemanno e altri mettono in forse la sua sesta discesa in campo…
«Le decisioni finali saranno prese in autunno ma reputo che Berlusconi si ricandiderà.  Certo ha bisogno di un partito che lo sostenga.  Un partito presente sul territorio, per ora lo è in maniera discontinua.  Insomma, da un lato c’è Berlusconi che farà la sua campagna elettorale, dall’altro il Pdl che deve tenere insieme le aree a cui parliamo da sempre: i cattolici, i socialisti riformisti, i liberali e la destra democratica e che recuperi la vicinanza alle categorie che abbiamo difeso e rappresentato in questi anni: gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori e una parte dei dipendenti pubblici».
Non crede che Angelino Alfano sia stato in qualche modo maltrattato?  Sembrava davvero che fosse arrivato il suo turno, poi, all’improvviso, gli avete chiesto di fare spazio di nuovo al Cavaliere.  Come spiega politicamente questo passaggio?
«Avevamo un’ipotesi, quella che Angelino, diventato segretario del partito, andasse “in missione” per valutare la possibilità di aggregare un’area dei moderati.  Pensavamo a Montezemolo e a Casini».
Poi Casini si è smarcato.
«Ha giocato una partita contro Alfano, chiedendoci di fare una cosa inaccettabile, ingenerosa e impossibile: eliminare totalmente Berlusconi dalla scena politica.  In questo modo è stata persa un’occasione storica: quella di ricostruire una grande area moderato-riformista potenzialmente in grado di vincere le elezioni».
Dunque è saltata ogni ipotesi di agganciare l’Udc…
«A quel punto, dovendo raccogliere le truppe esistenti, il migliore è Berlusconi.  Ha una fortissima capacità di aggregazione e un carisma ancora significativo».
Anche se qualcuno ha ipotizzato di fare uno spezzatino del partito…
«Non è in alcun modo ipotizzabile che si faccia a pezzi il Pdl».
A proposito, lei che nome gli darebbe?
«Per me va bene Pdl o un nuovo nome.  Di certo sarebbe un errore scomporre il quadro tornando ad An e Fi».
Dunque nei problemi del Pdl c’entra soprattutto Casini…
«Casini poteva avere un grande ruolo.  Con Alfano avrebbe potuto rifondare il centrodestra.  Non l’ha voluto fare e ora gioca una partita soltanto tattica e, sinceramente, anche singolare».
Singolare per i suoi, presunti, compagni di viaggio?
«Si è rivolto al Pd ma deve prendere anche Vendola, il quale, a sua volta, è legato a Di Pietro».
E Fini?  Ci sarà anche Fli con Pd, Sel e, forse, Idv?
«Ho smesso di catalogare Fini».
Ma lei lo dà proprio per perso Casini?
«Non si dà mai per perso nessuno, anche se ad oggi Casini le ha sbagliate tutte.  Mi auguro che rifletterà sul fatto che potrebbe avere la responsabilità di far prendere il potere a questa sinistra massimalista e giustizialista».
Onorevole Cicchitto, era meglio la Prima Repubblica?
«I partiti avevano forza e competenza.  Il mondo era più semplice, al limite dello schematismo, diviso in due, occidentali e no, filoUsa o antiUsa.  Ora è tutta una marmellata».
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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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