Mariastella fa autocritica e boccia gli ex An

«I consensi che abbiamo perso in questi anni si recuperano discutendo di temi concreti e non litigando sulle primarie o sul nuovo nome del partito. Sono anch’io per i congressi e, in generale, per rafforzare la democrazia interna ma il Pdl si rilancia non chiudendosi in questioni autoreferenziali ma analizzando i nostri errori e ridando speranza ai cittadini». A Mariastella Gelmini non piace proprio il dibattito che va avanti da settimane nel Pdl, dopo l’annuncio di Berlusconi di volersi ricandidare premier e di voler cambiare nome al partito, magari tornando a Forza Italia. «Auspico unità, condivido in pieno l’appello rivolto a tutti da Cicchitto ma credo che i problemi vadano affrontati». L’ex ministro dell’Istruzione non lesina autocritiche: «Non abbiamo realizzato, se non in minima parte, la rivoluzione liberale che avevamo promesso. Da qui dobbiamo ripartire con un programma di politica economica capace di superare la crisi»
Onorevole Gelmini, crede che rientrerà il disappunto degli ex An nei confronti degli ultimi annunci di Berlusconi?
«Me lo auguro. Continuo a credere e a lavorare per una prospettiva unitaria. La scissione del Pdl, evocata da tanti in questi giorni, è da evitare e assolutamente evitabile. Mi sorprende lo scetticismo di alcuni esponenti del partito».

Tutto è cominciato dall’intervista di Berlusconi alla Bild. Gli ex An non hanno gradito che il Cavaliere annunciasse il cambio di nome del Pdl e la volontà (poi smentita) di tornare a Forza Italia senza considerare gli organi del partito…
«Quando il presidente ha evocato il ritorno a Forza Italia non ha posto una questione nominalistica. Piuttosto intendeva che l’identità del Pdl va rafforzata nel senso di una visione liberale. Qui non c’è nessuna operazione nostalgia».
Cioè richiamava lo spirito, più che i nomi e i protagonisti, del 1994?
«Sì, ma non solo. Intanto la proposta di Berlusconi è un’occasione di chiarificazione a livello politico. L’idea di fondo è che la crisi si supera con una ricetta liberale. La stagione di Forza Italia è richiamata in questo senso. In concreto, dobbiamo essere per un taglio netto della spesa pubblica che ci porti ad abbassare le tasse e quindi a riagganciare il nostro blocco sociale».
Quindi gli ex An sono stati miopi o qualcuno di loro ha strumentalizzato la questione per cercare di mettere fuori gioco Berlusconi?
«Un po’ di miopia c’è stata. Certo è contraddittorio da un lato sostenere la discesa in campo di Berlusconi e dall’altro volere le primarie. Hanno ridotto il quadro tratteggiato da Berlusconi a una questione di simboli. Ma il tema, lo ripeto ancora una volta, è il richiamo alla cultura liberale e riformista, che dobbiamo recuperare per ridare voce al Nord».
La rivoluzione liberale l’avevate promessa ma è rimasta sulla carta…
«In effetti l’abbiamo realizzata soltanto in parte e dobbiamo valutarne le cause. Ora bisogna ricominciare dalla riduzione drastica della spesa statale e dal federalismo fiscale. Su questi temi non ho visto coesione nel Pdl».
Il caso Lombardo insegna…
«È un esempio scellerato di governo, un caso limite che rende del tutto incomprensibili gli attacchi a Formigoni e alla Lombardia. Un bel regalo alla Lega».

Anche su questo il Pdl s’è spaccato.
«C’è chi dice che dovremmo appoggiare solo alcune categorie, altri che addirittura contrastano la spending review. Dovremmo pure riflettere perché non siamo mai riusciti a fare il taglio delle tasse che abbiamo promesso agli elettori».

Un’autocritica in piena regola. E poi?
«Dobbiamo difendere gli esempi di buon governo e non isolare il Pdl dal confronto con le parti sociali. Ma su questo terreno do ragione al premier Monti che mette in guardia nei confronti di un certo tipo di concertazione e di sindacato. Anche su questo il partito deve essere all’avanguardia. È giusto ascoltare tutti, avere relazioni con le associazioni di categoria e le forze sociali ma vanno prese le distanze da chi invece tenta di bloccare il Paese».

Crede che nel futuro ci sarà questa classe dirigente o che serva un cambio di passo?
«Il criterio di selezione deve essere il merito. Il Pdl deve aprirsi alla società civile e a realtà come quella di Oscar Giannino. Non possiamo chiuderci. Intende proprio questo ora Berlusconi quando dice di andare a caccia di talenti sul territorio, puntare sui nostri bravi amministratori, sui sindaci che sono stati confermati dai cittadini, soprattutto al Nord, dove il voto d’opinione è molto forte. Poi dobbiamo lavorare sulla Rete, come sta facendo molto bene Alfano, e non schiacciarci a destra».

Anche lei guarda al centro?
«La politica si gioca in questo spazio. I nostri concorrenti sono Casini, Montezemolo e quella parte di società civile che si sta organizzando. Non dobbiamo fossilizzarci sul dibattito interno».
E le primarie che chiedono a gran voce gli ex An?
« L’ho già detto, é un dibattito inutile. Con la discesa in campo di Berlusconi è un tema superato. Dobbiamo piuttosto ragionare sulle cose concrete».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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