Civati: Bersani si rottama da solo

Gliene hanno dette di tutti i colori. Ovviamente più dentro al Pd che fuori. Ma Giuseppe Civati, uno dei «rottamatori» dei Democratici, non s’arrende. Anzi. All’assemblea nazionale di due giorni fa ha firmato un ordine del giorno che chiedeva di definire le regole e le date delle primarie. Ma non c’è stato niente da fare. L’ufficio di presidenza ha spento presto gli entusiasmi, congelando il voto. Stesso destino per il provvedimento che chiedeva di riconoscere i matrimoni gay. «Nel partito attendono che siano definite la legge elettorale e le alleanze. Soltanto dopo scioglieranno i nodi e decideranno la linea su questi temi», spiega il consigliere della Regione Lombardia.

Un’impostazione un po’ strana. Non sarebbe meglio che il Pd decidesse cosa vuole e solo dopo con chi allearsi?

«Certo. Eppure nel Pd c’è un’attesa perenne: andremo alle elezioni con Casini o no? È questa la questione numero uno. E visto che Casini non vuole né primarie né coppie gay, allora si aspetta che sia più definito il quadro futuro per decidere la linea».

Una tattica, insomma, funzionale a tornare al governo.

«È un’impostazione sbagliata. Invece ci vuole coraggio. Un Bersani involuto non può vincere. Ma se la prendono con noi anche se poi le interviste sui giornali le fanno i D’Alema, i Franceschini e gli altri. Io ne leggo tantissime e ne faccio pochissime ma non capisco perché poi quando io o altri poniamo le questioni siamo sempre criticati».
[DOMANDA]Cosa vorrebbe dal Pd?
[RISPOSTA]«Vorrei che scegliesse la chiarezza, che dicesse: mi candido per fare queste 5 cose, qualunque esse siano».
[DOMANDA]Ma perché Bersani e gli altri dirigenti del Pd non capiscono che sarebbe meglio questa impostazione?
[RISPOSTA]«Perché il Pd è troppo legato a capi corrente che continuano a costruire il dibattito intorno alle proprie posizioni. È triste dirlo, ma è così».

La ridiscesa in campo di Berlusconi avvantaggia o penalizza il Pd?

«Non avvantaggia nessuno, nemmeno il centrodestra. Almeno Alfano è umano, Berlusconi resta un marziano, con tutto quel potere economico e mediatico».

Assistendo al dibattito politico di questi giorni non le sembra di essere tornati indietro al 1994?

«Sì. E da parte nostra è ancora più grave perché non ne approfittiamo. I sondaggi sono molto buoni per il Pd, non so perché manchi coraggio».

I capi non capiscono e restano impantanati negli schemi di questi ultimi diciotto anni?

«Capiscono molto bene ma sono convinti di essere indispensabili e vogliono ancora dettare le regole del gioco. Ma le sembra normale che al Pd Casini va benissimo mentre Renzi è intollerabile e di destra? Ma non si possono escludere le persone dal partito».

Così fate un favore a Grillo…

«Esatto. Va bene non essere per la democrazia diretta ma almeno si punti a quella rapppresentativa. Criticano le fiducie del governo ma Bersani all’assemblea nazionale ha di nuovo messo la fiducia. Se non sei d’accordo con lui sei un rompicoglioni. Non va bene».

Si aspettava qualcosa di diverso dall’assemblea?

«Mi aspettavo di non essere “precluso”, questa è la parola che hanno usato per evitare il voto sugli ordini del giorno. Mi aspettavo di essere riconosciuto come interlocutore. Ma non si tratta di una questione personale, il punto è che chi chiede chiarezza è visto male».

Perché le cose non cambiano?

«Perché il Pd è basato su un equilibrio delicato. Bersani ha tutta la mia solidarietà perché ha un ruolo molto difficile ma non può finire col chiudere al dialogo».

Come è successo nell’assemblea di pochi giorni fa…

«Non si sono votati gli ordini del giorno e alla fine s’è data la colpa ai delegati. Ma è possibile? Tra l’altro dire che chi chiede i matrimoni gay è un radicale è un’assurdità. Basta guardare al resto d’Europa».

Tuttavia Bersani ha dato rassicurazioni sul fatto che si discuterà presto di questi temi.

«Bersani dice “Fidatevi di me” ma questo è populismo e non funziona. Vede, se si fosse votato l’ordine del giorno sui matrimoni gay probabilmente quelli favorevoli avrebbero perso ma non è stato possibile nemmeno parlarne. Sulle primarie, invece, non ci sognavamo di avere una data in un paio di giorni, ci mancherebbe. Nell’ordine del giorno chiedevamo semplicemente di mettere in movimento la Commissione Statuto per fare in modo che si cominciasse subito a stabilire le regole e a discutere una data per svolgerle. Non era certo una cosa impossibile. Tanto che sembra che D’Alema abbia chiesto stupito: “Perché non abbiamo votato?”. Ovviamente lo dice sempre dopo…».

Ma Bersani può perdere le primarie contro Renzi o contro chi deciderà di presentarsi per tentare di fare il premier del centrosinistra?

«Bersani è sicuramente in grado di governare ma sulla sua capacità di innovazione ho molti dubbi. C’è il rischio che perda le primarie, se mai si faranno».

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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