Dalle liste civiche all’euro, la sfida di Berlusgrillo

L’ha confidato ai suoi nell’ultimo ufficio di presidenza del Pdl, una decina di giorni fa: «Sto studiando Grillo. Il 50 per cento delle cose che dice sono stupidaggini, l’altro 50 cose serie che dobbiamo riprendere». Silvio Berlusconi è stato di parola. E il primo cavallo di battaglia del comico genovese che ha rilanciato è stata la questione euro che, ovviamente, è deflagrata nell’agone politico già messo a dura prova dal confronto europeo e dal governo Monti.
«L’uscita dall’euro non è una bestemmia», ha detto il Cavaliere, riprendendo quasi alla lettera la frase che Grillo ripete da tempo: «L’uscita dall’euro non è un tabù». Il comico genovese non vuole tornare alla lira. Piuttosto auspica che si apra un dibattito sulle difficoltà della moneta unica e sull’eventuale ritorno alla vecchia moneta. Ovviamente è stato assalito da più parti. Benché avesse chiarito in più occasioni che uscire dall’euro non significherebbe lasciare l’Europa. Si può stare nell’Ue senza avere i vincoli che ci impone l’euro, creato a immagine e somiglianza dell’economia tedesca? È la questione che Grillo e i suoi fedelissimi hanno posto tante volte. La necessità, insomma, di un ripensamento dell’Ue, dei suoi compiti e del rapporto tra i singoli Stati. Il dibattito s’è svolto per anni sul suo blog, che è uno dei più letti del mondo (fatto eccezionale per un sito internet in lingua italiana). C’è stato anche un sondaggio per abbandonare la moneta unica, gli attivisti si sono divisi, con una leggera prevalenza degli euroscettici. Grillo stesso, che ha parlato tre volte al Parlamento europeo, addirittura proponendo la creazione di una Borsa comune e denunciando gli intrecci e i conflitti d’interesse nelle società italiane, ha sottolineato la necessità di «capirci qualcosa di questa Unione europea». Un atteggiamento che negli ultimi anni ha catalizzato sempre più italiani. Il Cavaliere ha deciso di andare sulla stessa scia. «Berlusconi ha affermato che l’Europa ha un problema grande come una casa e cioè che è debole senza una banca centrale prestatore di ultima istanza come la Fed» ha spiegato il segretario del Pdl, Angelino Alfano. «Non bisogna forzare le parole di Berlusconi con eccessi di interpretazione – ha aggiunto – Serve il coraggio di dire che questa Bce indebolisce l’euro». Anche questo tema è stato più volte affrontato dal comico genovese che, sul suo blog, ne discute con economisti del calibro di Krugman e Stiglitz.
Ancora più netto Antonio Martino (Pdl), che definisce quella di Berlusconi «una provocazione» ma, avverte, «non una provocazione insensata. Uscire dall’euro non è scandaloso. Potremmo farlo anche senza traumi».
E se nella società civile aumentano i critici dell’euro, dal canto suo il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, mette in risalto l’asse Grillo-Berlusconi: «Ce l’ho con chi con troppa facilità discute di queste cose solo per salvare se stesso. Non solo Berlusconi, ma anche Grillo. C’è un sacco di gente che dice di uscire dall’euro, ma per andare dove?». Anche perché «chi può salvarsi si salva sempre ma la gente comune ci resta sotto». Sulle conseguenze «politiche», il segretario del Pd è ottimista: «Avanti così che abbiamo da guadagnarci». Ma è vero? Secondo le indiscrezioni il MoVimento 5 Stelle avrebbe superato nei sondaggi anche il Partito democratico, raggiungendo una quota vicina al 25%, diventando, almeno virtualmente, il primo partito d’Italia. Berlusconi lo studia e ne rilancia le provocazioni, oltre che l’idea di presentare un network di liste civiche alle elezioni, Bersani lo boccia come demagogo, Di Pietro ipotizza un’alleanza quando sarà in Parlamento. Lui, Beppe Grillo, riderà a crepapelle.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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