La lezione di Grillo ai politici

L’ultimo, in ordine di tempo, sarà Mario Baccini. Mercoledì presenterà la sua web tv. Si chiamerà «Il Moderato». Come tanti suoi colleghi, anche il deputato del Pdl ha deciso di dare un colpo di reni alla sua immmagine per non restare schiacciato dalla valanga che si abbatterà sui partiti nel 2013. Sembrerà strano ma l’«agenda» la sta dettando, suo malgrado, Beppe Grillo. Lui, il pifferaio-demagogo, come lo definiscono i critici, è imprendibile. I sondaggi continuano a premiare il MoVimento 5 Stelle. Ormai è stabilmente il secondo «partito» italiano, dopo il Pd. Partito tra virgolette perché i 5 Stelle in realtà sono una «non associazione». Così la definisce il «non statuto» che ha dato vita nel 2009 al MoVimento 5 Stelle.
Inevitabile che i partiti tradizionali tentino la rincorsa. Le parole d’ordine ripetute da deputati e senatori e zelanti spin doctor sono: web, cittadini e liste civiche. La Rete, di cui adesso, improvvisamente, si sono accorti tutti. I poveri elettori, a cui d’un tratto tutti vorrebbero ridare la parola. Infine, le liste formate da candidati della società, più o meno civile. Fioccano i movimenti «dei cittadini». Veri, presunti, a volte creati da politici che più politici non si può. Ma non importa. Il comico genovese ha dimostrato che le elezioni si possono vincere on line anche in Italia, che non si devono per forza organizzare convegni e cene per conquistare consensi. No. Meglio tenere un occhio sul web e l’altro sul «civismo». Il dibattito ha animato anche il Pdl. Alcuni mesi fa era stato lo stesso Berlusconi a ipotizzare di rinunciare a presentare alle elezioni amministrative il simbolo del Pdl. Di inserire invece i candidati del partito nelle liste civiche che si sarebbero presentate nelle città principali. Alla fine ha vinto la linea degli ex colonnelli, portata avanti soprattutto da Altero Matteoli. I risultati elettorali sono stati incredibili. Il Pdl e la Lega sono crollati dovunque, mentre il M5S conquistava ben quattro città, tra cui Parma, con l’impiegato di banca Federico Pizzarotti. Nell’ufficio di presidenza del Pdl di pochi giorni fa s’è riproposto il tema. E Berlusconi avrebbe spiegato ai suoi: «Mi sono andato a studiare Grillo, le cose che dice, le cose che fa, le sue iniziative. La metà sono stupidaggini ma l’altra metà sono cose che hanno senso». Il «modello» 5 Stelle per la rinascita del Pdl? Non esageriamo. Fatto sta che lo spirito del ’94, quando debuttò alle elezioni Forza Italia, era molto vicino a quello che adesso anima gli attivisti del MoVimento. Lancia l’allarme uno dei forzisti della prima ora, Giancarlo Galan: «Qui mica ce la caviamo con qualche aggiustamento e con le primarie. Invece delle analisi, dei sottili distinguo, tipici delle riunioni tardo-democristiane dobbiamo riprendere lo spirito iniziale». Già, le primarie. Anche il Pdl si è convinto che è meglio farle. Ma saranno in grado di neutralizzare il malcontento dei cittadini verso i partiti? Dal canto loro i politici fanno quello che possono. Tutti hanno rimesso in piedi i propri profili Facebook e Twitter. Tanti arricchiscono i loro blog. C’è anche chi è partito in quarta, come il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha creato un sito che si chiama bastaballe.it, pieno di video in cui svelerebbe le verità sui temi più «scabrosi» del Campidoglio. S’è buttata nella mischia anche la governatrice del Lazio, Renata Polverini, che ha battezzato la sua Città Nuove in vista delle elezioni politiche. «Non lasciamo ai grillini il franchising della politica» ha detto Renata. Forse è già troppo tardi.

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Informazioni su albertodimajo

Giornalista (lavora per il quotidiano Il Tempo). Appassionato di comunicazione politica e crostate. Laureato in Filosofia, ha scritto alcuni libri su MoVimento 5 Stelle, democrazia e casta. E' cultore della materia all'università Luiss.
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