Niente tagli ai vitalizi, smascherato l’ultimo bluff del Pd

image

Ora si può dire. Il taglio dei vitalizi proposto dal Pd era soltanto un bluff. Due giorni fa, infatti, la maggioranza ha deciso di cancellare l’emendamento alla manovra economica che prevedeva il ricalcolo degli assegni e, dunque, una riduzione del 45 per cento. Eppure il renziano Richetti aveva presentato un testo che era stato approvato alla Camera. Ma non ha superato la prova di Palazzo Madama, dove i Democratici si sono spaccati.

È fallito anche l’ultimo tentativo, quello di inserire la norma nella manovra. Ufficialmente la motivazione che ha portato a ritirare il provvedimento è stata la previsione dell’incostituzionalità del testo (tanti parlamentari hanno sostenuto che non sia possibile rivedere i “diritti acquisiti”). Dal canto suo il Pd prova a scaricare la responsabilità e sprona il presidente del Senato Grasso ad approvare una modifica al regolamento che prescriva proprio la riduzione dei vitalizi. Una mossa dettata dal tentativo di mettere in fuorigioco il nuovo leader di “Liberi e Uguali”, la formazione di sinistra che raccoglie anche tanti esponenti che hanno abbandonato il Pd in polemica con Matteo Renzi.

A questo punto è lecito chiedersi perché il regolamento non sia stato cambiato prima visto che sarebbe stato molto più semplice arrivare al traguardo. Il sospetto è che nell’interminabile gioco dello scaricabarile, alla fine gli assegni non si toccheranno proprio. Sono 2.600 gli ex parlamentari che ne hanno diritto. Ci costano quasi 200 milioni all’anno. A cui vanno aggiunti altri 3.500 ex consiglieri regionali. Peraltro, visto che la legge consente pure di cumularli, ci sono politici che ne hanno due o, addirittura, tre. Resteranno. Tanto se bisogna risparmiare alzeranno l’età della pensione per tutti gli altri italiani.

Annunci
Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Ai mali di Roma ci pensa Papa Ragginger

fra

Alcuni anni fa Beppe Grillo aveva festeggiato: “Anche il Papa è grillino!”. Del resto Bergoglio aveva appena assunto il nome di Francesco e rilanciato una sobrietà rara pure tra i religiosi (il M5S è nato proprio il 4 ottobre 2009 per riportare la politica con i piedi per terra). Chissà cosa penserà adesso il comico genovese del Pontefice che pochi giorni fa, nella tradizionale cerimonia dell’Immacolata nel centro di Roma, ha richiamato i cittadini a impegnarsi «contro alcuni virus dei nostri tempi: l’indifferenza, che dice: “Non mi riguarda”; la maleducazione civica che disprezza il bene comune; la paura del diverso e dello straniero; il conformismo travestito da trasgressione; l’ipocrisia di accusare gli altri, mentre si fanno le stesse cose; la rassegnazione al degrado ambientale ed etico; lo sfruttamento di tanti uomini e donne». Una lista dei mali di Roma (e ovviamente di tante altre metropoli) che è diventata una preghiera. «O Madre – ha invocato il Pontefice ai piedi della colonna dell’Immacolata in piazza di Spagna – aiuta questa città a sviluppare gli anticorpi. Aiutaci a respingere questi e altri virus con gli anticorpi che vengono dal Vangelo. Fa’ che prendiamo la buona abitudine di leggere ogni giorno un passo del Vangelo e, sul tuo esempio, di custodire nel cuore la Parola, perché, come un buon seme, porti frutto nella nostra vita». Accanto a lui c’era la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per cui le parole di Francesco saranno state musica. Anche lei ribadisce spesso che senza l’impegno dei romani la Capitale non cambierà mai. Chissà che “Papa Ragginger” riuscirà a convincere i cittadini e a far superare ai partiti le contrapposizioni elettorali in nome di un impegno per migliorare Roma.

 

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Partiti ipocriti e poco credibili. Ma dove sono finiti i presidenzialisti?

renzusconi

Alla fine di questa campagna elettorale ci sarà anche chi si affiderà allo slogan del politico inventato dal comico Albanese: “Vi prometto le promesse!”. E’ inevitabile. La nuova legge elettorale, il Rosatellum, che ci fa tornare alla Prima Repubblica e disconosce le ultime riforme (pasticciate) in senso (quasi) presidenzialista, non permetterà a nessuna coalizione di vincere e andare al governo. Sarà necessario un accordo politico dopo le elezioni (il più accreditato è quello tra Renzi e Berlusconi). Nel frattempo vale tutto: i partiti possono promettere agli elettori qualsiasi cosa. Possono anche fingere, come stanno facendo, di non aver mai governato, come il Cavaliere e il segretario del Pd. Il primo rilancia l’aumento delle pensioni, l’abbassamento delle tasse, la riforma della giustizia (tutte cose che in quasi dieci anni di Palazzo Chigi e 25 in politica avrebbe pure potuto realizzare, no?). Il secondo, che è stato premier per mille giorni, torna alla carica con la politica dei bonus (e del debito): i famosi 80 euro. Ma c’è anche chi, come Matteo Salvini, annuncia di poter tagliare le tasse al 15 per cento per tutti (ricchi o poveri). Chiaramente pure il M5S punta a convincere gli italiani che il suo programma (reddito di cittadinanza, meno tasse e più lavoro) può essere realizzato. E tanti non ci credono. Eppure la cosa che mi colpisce di più è come dopo decenni in cui i partiti (soprattutto Forza Italia e Pd) hanno cercato di convincerci della necessità di essere trasparenti nei confronti degli elettori, dichiarando prima del voto chi sarà, nel caso, il presidente del Consiglio, anche se le norme elettorali non l’hanno mai previsto, adesso fanno marcia indietro, tant’è che le ipotesi si sprecano. L’ultimo nome l’ha lanciato Berlusconi: l’ex generale dei Carabinieri Gallitelli, che si affianca a una decina di “concorrenti”, da Tajani a Draghi, da Salvini alla Meloni, a lui stesso (non si sa mai, la Corte di Strasburgo potrebbe anche restituirgli l’agibilità in tempo). Nel Pd (per ora alleato con partitini zerovirgola – Socialisti, Idv e altri – ma destinato a chiudere un’intesa da brivido con Ap di Alfano) non va diversamente: Renzi, Gentiloni, Minniti, Pisapia (qualcuno, con sprezzo del pericolo, propone addirittura Calenda). Erano tutti presidenzialisti, ora si appellano alla legge elettorale e si preparano alla grande trattativa del dopovoto. Cioè alla grande ammucchiata. Almeno i 5 Stelle hanno fatto una scelta chiara: il candidato premier è Luigi Di Maio (che ha promesso di presentare alcuni potenziali ministri prima del voto). Può piacere o no, ovviamente, ma nessuno può accusarli di ipocrisia o di aver già governato e fallito. Agli altri bisognerebbe almeno chiedere: “Scusate, ma nel caso vinceste le elezioni chi sarà il vostro premier?”.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Emanuelli, i sogni e le lettrici. Storia di un successo incompreso (dagli intellettuali)

 

emanuelli2

 

Una signora incrocia lo sguardo di Roberto Emanuelli. Resta inchiodata al pavimento: “Mi basta guardarti”. Lui si avvicina e sorride. La signora fa due passi avanti, gli stringe le mani: “Stasera mi commuoverò. Le cose che scrivi mi toccano il cuore”.

Il bar-tabacchi-libreria Pallotta a Ponte Milvio, a Roma, si riempie in dieci minuti. Quasi tutte donne (mamme, ragazze, giusto un paio di fidanzati e mariti). E’ la terza presentazione nella Capitale di “E allora baciami” (Rizzoli) che fa parte di un tour con ottanta tappe in Italia.

Emanuelli parla di come è cominciato tutto, di quei mesi difficili in cui fu costretto a tornare a vivere a casa della madre dopo aver concluso una relazione importante e iniziò a pubblicare on line (sul suo blog e poi su Facebook)  alcuni suoi testi. Come una terapia, che ha funzionato. Si sofferma  sul primo libro (“Davanti agli occhi”), stampato a sue spese, poi da un piccolo editore e ora acquistato da Rizzoli che lo ripubblicherà (con qualche modifica) a febbraio. Il successo è stato irrefrenabile. “E allora baciami” ha venduto 100 mila copie in sei mesi. Non ha mai lasciato la classifica dei libri preferiti dagli italiani. Un record. Anche una boccata d’ossigeno per l’editoria.

La comunità costruita da Roberto, che si incontra su Facebook (sulla pagina dello scrittore e sul gruppo “Quelle che non possono più vivere senza un romanzo di Roberto Emanuelli”) e sul suo profilo Instagram, coinvolge 300 mila persone. Lui ancora non si capacita: “E’ così difficile credere ai propri sogni, figuriamoci a quelli degli altri”. Invece è successo. I suoi romanzi, che parlano di amore, dolore, dei rapporti tra figli e genitori, fanno sognare e riflettere. Emanuelli (come ha notato lo scrittore e critico Marco Piscitello) ha creato un nuovo genere letterario che fonde il realismo e la favola.

Ho detto anche ieri, durante la presentazione, che i libri di Emanuelli mi ricordano “Il Sesto Senso”, il film con Bruce Willis, in cui un bambino è spaventato perché vede i defunti. Il suo psichiatra, Willis, gli chiede: “Cosa dicono?”. Intorno a questa semplice domanda, che è la chiave della storia, gira il film che invita (almeno questa è la mia interpretazione) a parlare con i propri fantasmi. A non avere paura. Ho richiamato pure lo scrittore inglese Chesterton (forse abusato, lo cita perfino Renzi) che ha scritto: “Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini lo sanno già. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”. Ecco, Roberto è sulla stessa linea: le sue storie danno coraggio, dicono che i sogni possono essere realizzati, anche quando siamo convinti del contrario.

Il legame affettivo che ha costruito, in modo sincero (e forse anche inconsapevole delle conseguenze), con la sua comunità (lui la chiama “famiglia”) è soprendente. Alcune ragazze si sono addirittura tatuate una delle frasi che ha scritto, che è diventata il manifesto della comunità: “Siamo solo per pochi”.

In effetti pochi possono afferrarlo da fuori. I puristi della letteratura, i benpensanti con la matita blu e rossa, gli intellettuali tanto al chilo non l’hanno compreso. Nemmeno si sono sforzati di farlo. Non hanno capito il fenomeno sociale (e letterario) rappresentato da Emanuelli che, peraltro, ha portato in libreria un popolo di non addetti ai lavori (già solo per questo meriterebbe una medaglia).

Il contrasto è evidente: da un lato ci sono i suoi lettori o, meglio, le sue lettrici, che lo sostengono e lo ricoprono d’affetto (ricambiate), dall’altro i cultori della materia che non gli hanno dedicato nemmeno una recensione o che l’hanno stroncato senza se e senza ma (è il trattamento riservato a chi è fuori dall’establishment). Non è una novità. Diceva quel personaggio del film “Ferie d’agosto”: “La verità è che voi intellettuali non ce state a capi’ un cazzo”.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Web, emozioni e partiti. Così nasce la “LovePolitik” (il mio ultimo libro)

LOVEPOLITIK E IO

E’ uscito da una settimana il mio ultimo libro. Si intitola “LovePolitik” (Castelvecchi, 100 pagine, 12,50 euro). E’ una riflessione su marketing e partiti. La mia tesi è che con il web e il tramonto delle appartenenze ideologiche anche la politica sia diventata un’esperienza emotiva. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto la strada, declinando politicamente il marketing della condivisione (quello per cui la Coca Cola e la Nutella hanno personalizzato le etichette dei loro prodotti, le case automobilistiche permettono di configurare la propria auto, gli alberghi raccolgono le valutazioni dei clienti, Netflix fa scegliere ai bambini il finale delle fiabe tradizionali, etc.). In questo modo è nato il “partito condiviso”, in cui sono protagonisti i cittadini (come i consumatori per le aziende). E’ l’ultima frontiera della politica, l’unica possibilità per i partiti di rinascere e di ripensare, dal basso, la nostra debole democrazia. Nel testo faccio un piccolo viaggio nella comunicazione politica e mi soffermo su strategie, slogan e aneddoti delle campagne elettorali dei presidenti americani ed europei. Il libro contiene anche un’intervista al candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, e la prefazione di Gianluca Comin.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Si vota a Ostia. La paura dei partiti, CasaPound e la Lorenzin. Vincerà il futuro?

lorenzin

Finalmente si vota! Dopo oltre due anni di commissariamento per mafia, i residenti del decimo Municipio di Roma decideranno a chi affidare l’amministrazione di un territorio grande quanto una media città italiana.

Il timore più grande in queste ore è che l’affluenza sia molto bassa, che i cittadini di Ostia e dintorni abbiano perso completamente la fiducia non solo nei politici ma anche nella possibilità che qualcosa possa cambiare.

In questo tempo così magro di entusiasmi il nemico numero uno è l’indifferenza, l’idea che ormai la situazione sia troppo compromessa per sperare che arrivi un gruppo di persone che ha a cuore i problemi della comunità e la competenza per risolverli.

Diciamola tutta, la campagna elettorale non ha aiutato. Anzi. Il Pd è talmente spaventato di un’eventuale disfatta che i big del partito non sono mai andati a sostenere il loro candidato. Il segretario Matteo Renzi e il governatore Nicola Zingaretti si sono tenuti a debita distanza. Nemmeno il capogruppo del Pd in Campidoglio, Michela Di Biase, è andata a fare campagna elettorale. Il cerino è rimasto in mano al segretario romano Andrea Casu, unico a spendersi in una situazione molto complicata. Invece Centrodestra e M5S non si sono tirati indietro. La posta è alta per entrambi: Forza Italia e company sperano di fare il colpaccio, i pentastellati di evitare una sconfitta che peserebbe sul Campidoglio.

Poi c’è la scommessa del ministro Beatrice Lorenzin (anche lei ci ha messo la faccia) con la lista centrista. Occhi puntati pure su CasaPound che potrebbe avere un risultato clamoroso. Chiunque vincerà (o, meglio, arriverà al ballottaggio) la speranza è che i cittadini ricomincino a immaginare il futuro.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

AIUTATE ORFINI A PAGARE IL MUTUO!

orfini e renzi

Non bastavano le perdite dei risparmiatori ingannati da promotori finanziari senza scrupoli, il caso Banca Etruria, la rielezione a Palazzo Koch del governatore Visco (ostacolata tardivamente e goffamente da Renzi e company),  la Commissione d’inchiesta sugli istituti di credito creata soltanto alla fine della legislatura (in funzione chiaramente elettorale). No, non bastava tutto questo. Ad Agorà, su Raitre, il presidente del Pd Matteo Orfini ha detto, incalzato dal giornalista del Fatto quotidiano Antonello Caporale: “L’unico problema che ho con le banche è pagare il mutuo ogni mese”. Lui? Orfini fa fatica a pagare il mutuo? Dovrebbe chiedersi allora quanta fatica fanno le famiglie italiane (quelle che non hanno un deputato a casa) a coprire le rate.

Mi chiedo: possibile che finita la fortunata (e sacrosanta) retorica della rottamazione, Renzi, Orfini e gli altri del Pd non riescano più a essere in sintonia con il Paese? Non riescano a parlare dei problemi che attanagliano gli italiani e finiscano pure per scivolare in modo così sorprendente? E dire che prima della battuta di Orfini Agorà aveva mandato in onda un bel servizio sulla drammatica situazione dei cittadini di Ferrara che hanno perso un sacco di soldi in investimenti poco chiari. Chissà cosa avranno pensato loro e gli altri risparmiatori truffati di Orfini in difficoltà a pagare il mutuo.

Il segnale per l’ex premier e per i dirigenti Dem è evidente (è soltanto l’ultimo di una lunghissima serie): nel partito serve una rivoluzione politica (di contenuti) e di comunicazione. Servono persone che conducano vite normali, che si scontrino con i problemi di tutti i giorni, che lavorano, che portano i figli a scuola, che prenotano i vaccini e devono attendere un anno per farli. Soltanto con un cambiamento del genere il Pd potrà ripartire, liberandosi degli Orfini, dei Romano, delle Rotta, dei soldati che con l’elmetto si schierano a difesa del segretario. Spesso tralasciando il senso della realtà, che un politico non dovrebbe mai perdere.

Pubblicato in Punto di svista | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento